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      Home page>Cronaca>Adolfo Foggetti, dai rap...

      Adolfo Foggetti, dai rapporti con Patitucci «ai voti procacciati per Manna»

      Lungo e intenso esame e controesame del collaboratore di giustizia, il quale ha riferito sulle attività illecite della 'ndrangheta cosentina e sulle elezioni comunali a Rende, suscitando nella difesa dell'ex sindaco tante perplessità, specie dopo le domande formulate dal presidente Ciarcia
      Antonio Alizzi
      9 luglio 202511:48
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      Adolfo Foggetti, dai rapporti con Patitucci «ai voti procacciati per Manna»

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      Adolfo Foggetti, dai rapporti con Patitucci «ai voti procacciati per Manna»

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      Adolfo Foggetti, conosciuto come il “Biondo”, ha deciso di collaborare con la giustizia nel dicembre 2014, portando alla luce numerosi segreti della ‘ndrangheta cosentina. Uno dei suoi atti più significativi è stato il ritrovamento del cadavere di Luca Bruni, sepolto in un terreno a Castrolibero. Il pentimento di Foggetti ha segnato un punto di svolta nelle indagini contro la criminalità organizzata soprattutto nell’area urbana di Cosenza, permettendo alle forze dell’ordine di ottenere informazioni cruciali sui gruppi mafiosi operanti nella regione.

      Foggetti, sentito oggi nel processo Reset, che si celebra nell’aula bunker di Lamezia Terme, ha fornito dettagli sulle dinamiche interne del clan, spiegando come i proventi derivanti da estorsioni, traffico di droga e rapine venissero distribuiti all’interno della cosiddetta “bacinella”. La bacinella rappresentava una sorta di fondo comune, dal quale il 60% veniva destinato agli italiani e il 40% agli zingari.

      Le dinamiche del clan

      Secondo le dichiarazioni di Foggetti, il clan degli italiani all’epoca era composto da vari personaggi di spicco, tra cui Francesco Patitucci, Roberto Porcaro, Salvatore Ariello, Adolfo D’Ambrosio, Rinaldo Gentile, Michele Di Puppo, Francesco De Luca, Franco Presta, Ettore Lanzino e Mario Renato Piromallo. Michele Bruni, uno dei leader della ‘ndrangheta cosentina, presentò a Foggetti Patitucci, garantendo che tutto fosse in ordine e che la bacinella fosse divisa equamente tra italiani e zingari. Foggetti e Patitucci, secondo quanto dichiarato dal pentito, avevano sviluppato un forte legame di amicizia, tanto che Patitucci avrebbe dovuto essere il padrino del figlio di Foggetti, ma venne arrestato prima dell’evento. A battezzare il figlio ci pensò Rosanna Garofalo, all’epoca moglie del boss di Cosenza, firmando a nome del marito.

      Le estorsioni e il traffico di droga rappresentavano le principali fonti di reddito per il clan. Gli zingari si occupavano principalmente del traffico di cocaina ed eroina, mentre gli italiani si concentravano sulla cocaina. I proventi di queste attività confluivano tutti nella bacinella, che veniva poi utilizzata per pagare i membri del clan e sostenere le spese legali per i carcerati.

      Gli stipendi del clan

      Dal 2010 al 2014, Foggetti aveva ricevuto uno “stipendio” dall’associazione mafiosa. Questo “stipendio” variava a seconda dei periodi: a volte poteva prendere più soldi, altre volte di meno. I detenuti ricevevano un pagamento mensile di 1800 euro, oltre alle spese per gli avvocati, che erano a parte. I latitanti e i membri di spicco come Franco Presta, Ettore Lanzino e Antonio Presta ricevevano somme ancora maggiori. Ma non solo. Foggetti ha fatto i nomi anche di Giovanni Abruzzese, Carlo Lamanna, Gianfranco Ruà, Gianfranco Bruni, Michele Di Puppo e Mario Gatto, precisando che quest’ultimo uscì di carcere nel periodo di dicembre 2023, prima di Natale.

      Foggetti ha descritto come venivano gestite le estorsioni e i rapporti con vari imprenditori e commercianti. Un esempio significativo è il caso di un titolare di un noto bar di Cosenza, su cui aveva riferito già Luciano Impieri, che inizialmente pagava il “pizzo” solo a Patitucci, ma che venne costretto a pagare anche a Foggetti e ai suoi “amici” di clan. Altri episodi, citati dal pm Vito Valerio, hanno confermato la pervasività della ‘ndrangheta cosentina nel tessuto economico e sociale dell’area urbana. Basti pensare alle estorsioni “storiche”, come quella imposta dal defunto Michele Bruni a una conosciuta gelateria di Cosenza e Rende.

      Altri episodi

      Il racconto di Foggetti è stato ricco di altri episodi. Una delle azioni più eclatanti fu l’organizzazione di un assalto a un furgone portavalori che tuttavia non andò in porto. Altri episodi includono la pianificazione di attentati dinamitardi contro cantieri edili ai danni di un noto imprenditore della città.

      Foggetti ha riferito anche il suo ruolo nelle attività boschive in Sila, un settore in cui il clan aveva forti interessi. In questo contesto, ebbe numerosi incontri con personaggi di spicco della criminalità organizzata, come “Topolino” di Mesoraca («Marrazzo si chiamava») e vari boscaioli della Sila. Questi incontri, ai quali partecipava anche Adolfo D’Ambrosio, servivano a discutere delle estorsioni e della gestione delle attività illecite legate al commercio del legname. Senza dimenticare le estorsioni alla fiera di San Giuseppe, dove ha fatto i nomi di Sergio Del Popolo e Mario Perri.

      I rapporti con altri clan

      Foggetti ha anche parlato dei suoi rapporti con altri clan mafiosi e con figure di spicco della ‘ndrangheta. Ha descritto i suoi incontri con Mario Piromallo, con il quale non ha commesso reati, ma che vedeva spesso insieme a Patitucci e Porcaro. «Piromallo era coinvolto nel traffico di droga, e le sue attività erano strettamente legate a quelle del clan».

      Un altro episodio significativo riguarda il rapporto con i fratelli Banana, che aiutarono a scavare la fossa per Luca Bruni. Foggetti ha dichiarato di non aver commesso estorsioni con loro, ma di essere a conoscenza del loro coinvolgimento in attività illecite. Inoltre, ha parlato del suo rapporto, in qualità di “reggente” del clan “Rango-zingari” a Paola, con Luigi e Franco Muto, con i quali ebbe un diverbio (poi chiarito) per un’estorsione. Ma non solo.

      Foggetti ha riferito anche degli incontri con «Ciccio Castellano, a cui partecipavano anche Patitucci e Rango», essendo questo un soggetto vicino «ai Marincola di Cirò Marina». E ancora. Il pentito ha spiegato cosa fossero le “stimanze“: «Sono i cestini di Natale o il capretto a Pasqua che portavamo agli altri clan». Ma il collaboratore ha menzionato anche il matrimonio della figlia di Marincola. «Portai a Cirò una busta piena di soldi a nome dei cosentini».

      La posizione di Marcello Manna

      Adolfo Foggetti ha rivelato che Marcello Manna, già avvocato della sua famiglia e di numerosi esponenti della criminalità organizzata, ha giocato un ruolo chiave nelle elezioni comunali del 2014 a Rende. Manna, noto per essere l’avvocato del defunto padre di Foggetti e di altre figure di spicco come Carlo Lamanna e Franco Bruzzese, si sarebbe rivolto a Foggetti per chiedere supporto nella raccolta dei voti. La Dda, nonostante questa vicenda non faccia parte di alcun capo d’accusa di “Reset”, ha inteso approfondire i temi investigativi, ripresi poi anche dal presidente Carmen Ciarcia.

      Foggetti ha raccontato di un incontro specifico in cui Manna esprimeva le sue preoccupazioni riguardo al sostegno degli altri suoi “compari”. Durante il periodo pre-elettorale, il pentito ha descritto come si sia adoperato per sostenere Marcello Manna, coinvolgendo anche i suoi parenti residenti a Rende. Gaetano Morrone, un altro nome menzionato da Foggetti, avrebbe richiesto costantemente aggiornamenti sulla lista dei voti che Foggetti riusciva a ottenere. «Gli portai una lista ma non so dire se avesse verificato che avevano votato per lui».

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      Antonio Alizzi – 15 Giugno 2024 6:30
      processo reset imputato Marcello Manna

      Secondo Foggetti, Manna avrebbe promesso di acquistare le marche da bollo dal cognato di Ettore Sottile. Inoltre, il “Biondo” ha rivelato che, nonostante i suoi sforzi, due figure di rilievo, Daniele Lamanna e Maurizio Rango, non hanno fornito l’aiuto sperato a Marcello Manna durante la campagna elettorale. Mentre gli italiani, a dire del pentito, avevano continuato a votare il sindaco con cui avrebbero fatto affari in epoche precedenti.

      Le informazioni sulle dichiarazioni di Edyta

      Un altro aspetto rivelato da Foggetti riguarda le dichiarazioni di Edyta Kopaczyńska, la moglie di Michele Bruni. Secondo Foggetti, grazie all’avvocato Marcello Manna, il clan era a conoscenza delle dichiarazioni che Edyta aveva fatto alle autorità. Foggetti ha parlato di una “mazzetta di dichiarazioni” che fu consegnata a lui e ai suoi “amici”.

      Le altre posizioni

      Il pubblico ministero Vito Valerio si è soffermato anche sulle altre posizioni. A partire dall’imputato Antonio Pignataro: «L’ho visto solo una volta», mentre su Franco Casella ha detto: «Aveva lo “sfascio” ma non so dire se partecipava alle riunioni della “malavita”». Ha detto di conoscere anche Ivan Trinni, Giovanni Aloise, Rosanna Garofalo («che mi aveva chiesto di incendiare un’auto di una donna in via degli Stadi»), Andrea Reda («il ragazzo che aveva le macchinette, pagò un’estorsione»), Mario Gervasi («amico di Patitucci e Piromallo») e Francesco De Cicco («gli italiani, Piromallo e Porcaro, avevano interessi al Popily Street»). Ha poi menzionato anche Mico Alvaro, con il quale «ho avuto rapporti per la droga».

      Il controesame

      Come sempre, uno dei primi a porre le domande in controesame è l’avvocato Gianpiero Calabrese in qualità di Mario Perri: «Era nel processo “Nuova Famiglia” dove gli veniva contestata un’estorsione ai danni di una pizzeria che si trovava sotto casa di Daniele Lamanna». Sul punto, il legale ha annunciato che produrrà il provvedimento con cui la Cassazione ha bollato come inattendibili le dichiarazioni di Foggetti sulla vicenda estorsiva. Foggetti ha detto anche, riguardo alla Fiera di San Giuseppe che «dal 2012 in poi, gli zingari si appoggiavano sempre a Sergio Del Popolo e Mario Perri, sono notizie che ho saputo da Maurizio Rango». Poi il “Biondo”, ha ribadito che ha deciso di collaborare perché temeva che Rango volesse ucciderlo. «L’ho saputo in cella la notte del blitz per l’omicidio di Luca Bruni».

      L’avvocato Laura Gaetano, tornando sulla presunta estorsione ai danni del titolare di un noto bar di Cosenza, ha fatto ulteriormente specificare che i proventi illeciti «non erano confluiti nella “bacinella”»), ribadendo, il pentito che Patitucci «aveva fatto il “sottobanco”», non rispettando quindi gli accordi intercorsi tra i clan dal 2010-2011 in poi. Come a dire che un conto è parlare di “pax mafiosa” ma ognuno faceva quello che voleva.

      L’avvocato Gianluca Garritano ha tirato fuori l’intercettazione tra Giuseppe Belmonte, imputato in abbreviato in quanto accusato di essere stato l’autista di Marco Abbruzzese, e Adolfo Foggetti. Una storia, quella della telefonata tra i due cosentini, pubblicata in passato dalla nostra testata. «Ho sentito una persona di Cosenza ma ho deviato il discorso. Prima che collaborassi Giuseppe Belmonte era incensurato, mi ha chiamato se non ricordo male tra il 2019 e 2020, avrà avuto il mio numero da contesti familiari, in quanto era amico di mia sorella Vanesse e di mio cognato Emanuele Mazza» ha aggiunto Foggetti. «Abbiamo parlato di Roberto Porcaro, del fatto che entrava e usciva dal carcere. Non ho mai segnalato questa telefonata al Servizio centrale di Protezione né nessuno mi ha mai chiesto conto di questa chiamata”.

      Riguardo alla frase “te la facevi con i Banana…”, «sapevo che era una persona perbene, la mia fu una esclamazione riferita al fatto che se la faceva con loro, pensavo fosse un’amicizia normale, non so se ha fatto qualcosa o meno, ma posso dire che solo un pazzo poteva chiamare un pentito sapendo che i Banana trafficavano droga». Infine, «con Vincenzo Foggetti ci siamo scambiati una volta gli auguri», mentre con «Ernesto Foggetti non ho mai avuto altri rapporti».

      Il penalista Nicola Carratelli, difensore di Marcello Manna, è ritornato sulle elezioni comunali a Rende. «Ricorda se sono state comprate effettivamente queste marche da bollo? Non me lo ricordo» ha risposto Adolfo Foggetti.

      Poi è stata la volta dell’avvocato Luca Acciardi. «Ha commesso reati insieme a Mario “Renato” Piromallo? No, mai», ha detto Foggetti, il quale è stato sollecitato anche sulla vicenda della discoteca Loft, dove alcuni parenti di Piromallo gestivano l’area dedicata al parcheggio. «Gli zingari avevano avanzato una richiesta estorsiva, Daniele Lamanna risolse la questione», ma l’avvocato Acciardi ha fatto notare che l’altro pentito, sentito alcune settimane fa a Reset, ha detto che ci fu un pagamento «con soldi spicci».

      Sempre l’avvocato Acciardi. «C’era qualcuno dei Presta al battesimo di Michelino Bruni? Non lo so» ha detto il “Biondo” che ha specificato anche la sua copiata: «Era formata solo da “zingari”», aggiungendo che «a novembre 2014 non sapevo se tra i due gruppi gli accordi fossero ancora saldi”, mentre ha chiarito che Andrea Bruni, fratello di Fabio, Michele e Luca, «dopo l’uccisione del fratello non ha mai avuto rapporti criminali con noi, parlo dal 2012 al 2014». Dulcis in fundo, la domanda su Telesis. «La sua assoluzione è stata giusta? Assolutamente no, ero partecipissimo del clan Bruni».

      Adolfo Foggetti, inoltre, all’avvocato Lucio Esbardo ha spiegato di non avere mai avuto rapporti diretti con Franco Presta, quindi di non averlo neanche conosciuto, al punto da rispondere che Giuseppe Presta «forse è il figlio», ma in realtà non è così. Sulla questione “stipendi”, il pentito è stato generico facendo forza sul fatto che “dicevano che i soldi erano per loro”, riferendosi alla “bacinella”.

      L’avvocato Mariarosa Bugliari, difensore di Fiore Abbruzzese e Antonio Abruzzese (alias Strusciatappine) ha ricordato che al secondo imputato di Reset, gli “zingari” stavano preparando un agguato mortale a causa di presunti “ammanchi” pari a 100mila euro, ma poi il piano omicidiario saltò. «Entrambi comunque non hanno mai partecipato alle riunioni per decidere della morte di Luca Bruni né so se facevano parte del summit avvenuto nel 2006 perché io ero in carcere».

      Infine, le ultime domande dell’avvocato Matteo Cristiani, tra i difensori di Sergio Del Popolo, che poi ha reso dichiarazioni spontanee, e quelle dell’avvocato Andrea Manna. «Perché ha omesso di parlare della vicenda riguardante il maresciallo Iorio? Temevo di non essere creduto visto che conduceva indagini contro di noi», ha detto Foggetti. «Parlai dopo aver saputo del pentimento di Franco Bruzzese, raccontando ciò che sapevo ovvero che il carabiniere si era mosso a seguito di una nostra richiesta estorsiva all’imprenditore Fusinato», capo d’accusa contenuto nel processo “Bianco e nero“, dove sono imputati diversi esponenti della criminalità cosentina.

      Le domande del collegio giudicante

      Il presidente Carmen Ciarcia ha inteso approfondire due temi: Rosanna Garofalo e Marcello Manna. «Con Patitucci c’era intesa sulle attività illecite? So che la moglie non l’ha mai fatta immischiare in nessuna attività. Dal 2011 al 2014, sono a conoscenza del fatto di Castiglia e delle cose che ho dichiarato nel verbale». Infine, l’ex sindaco di Rende. «A chi chiedeva i voti per Manna? Prima parenti, poi a tutto il resto, ovvero a conoscenti, gente della piazza di Commenda, amici degli amici e parenti di altri amici». L’avvocato Nicola Carratelli ha espresso perplessità sulle domande formulate dal presidente Ciarcia. Così rivolgendosi ancora a Foggetti, ha chiesto al pentito di fare i nomi delle persone a cui aveva chiesto il voto per Manna, senza avere alcuna risposta.

      Processo “Reset”, rito ordinario: gli imputati

      • Fabrizio Abate (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Giovanni Abruzzese (difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Antonio Quintieri)
      • Fiore Abbruzzese detto “Ninuzzo” (difeso dagli avvocati Mariarosa Bugliari e Antonio Quintieri)
      • Franco Abbruzzese detto “a Brezza” o “Il Cantante” (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Rosaria Abbruzzese (difesa dagli avvocati Antonio Quintieri e Filippo Cinnante)
      • Giovanni Aloise detto “mussu i ciuccio” (difeso dall’avvocato Gianpiero Calabese)
      • Pierangelo Aloia (difeso dall’avvocato Giulio Tarsitano)
      • Armando Antonucci detto il dottore (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Rosina Arno (difesa dagli avvocati Luca Acciardi e Fiorella Bozzarello)
      • Ariosto Artese (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giorgio Misasi)
      • Rosario Aurello (difeso dall’avvocato Ferruccio Mariani)
      • Danilo Bartucci (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
      • Giuseppe Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Giuseppe Belmonte (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Massimo Benvenuto (difeso dall’avvocato Rosario Carbone)
      • Luigi Berlingieri detto “Faccia d’angelo” (difeso dagli avvocati Nicola Rendace)
      • Antonio Bevilacqua (difeso dall’avvocato Giorgia Greco)
      • Cosimo Bevilacqua (difeso dagli avvocati Maurizio Nucci e Cesare Badolato)
      • Nicola Bevilacqua (difeso dagli avvocati Giampiero Calabrese e Antonio Ingrosso)
      • Agostino Briguori (difeso dagli avvocati Giuseppe Bruno e Sergio Rotundo)
      • Giuseppe Broccolo (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Andrea Bruni (difeso dagli avvocati Luca Acciardi ed Emilia Spadafora)
      • Pasquale Bruni – classe 1979 (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Cristian Cristiano)
      • Pasquale Bruni (difeso dagli avvocati Fiorella Bozzarello)
      • Carmelina Bruniani (difesa dall’avvocato Luca De Munda)
      • Alfredo Bruno (difeso dall’avvocato Francesco Calabrò
      • Ernesto Campanile (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Carmine Caputo (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Damiano Carelli (difeso dall’avvocato Aldo Zagarese ed Enzo Belvedere)
      • Placido Cariello
      • Andrea Carpino (difeso dall’avvocato Maurizio Nucci)
      • Andrea Vincenzo Caruso (difeso dall’avvocato Maurizio Nucci)
      • Francesco Casella (difeso dagli avvocati Vincenzo Guglielmo Belvedere e Fabio Bonofiglio)
      • Michele Castiglione (difeso dagli avvocati Carlo Beltrani e Antonio Quintieri)
      • Andrea Cello (difeso dall’avvocato Francesco Calabrò)
      • Federico Chianello (difeso dall’avvocato Pierfrancesco Russo)
      • Antonio Chiodo (difeso dall’avvocato Domenico Caputo)
      • Massimo Ciancio (difeso dall’avvocato Luca Acciardi e Annamaria Domanico)
      • Giuseppe Cirillo (difeso dall’avvocato Raffaele Rigoli)
      • Antonio Colasuonno (difeso dagli avvocati Chiara Penna) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Cesare Conte (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Antonio Covelli (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Aldo Andrea D’Ambrosio (difeso dall’avvocato Amelia Ferrari)
      • Emma D’Ambrosio (difesa dall’avvocato Amelia Ferrari)
      • Massimo D’Ambrosio (difeso dall’avvocato Amelia Ferrari e Valerio Murgano)
      • Alessio De Cicco (difeso dall’avvocato Francesco Gelsomino)
      • Sergio Del Popolo (difeso dagli avvocati Saverio Spadafora e Antonio Quintieri)
      • Pietro De Mari (difeso dall’avvocato Rossana Cribari)
      • Antonio De Rose (difeso dagli avvocati Raffaele Massimo Greco e Maurizio Nucci)
      • Pasquale De Rose (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Armando De Vuono (difeso dall’avvocato Matteo Cristiani e Giuseppe Filice) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Giovanni Drago (difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo)
      • Patrizia Drago (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Stefania Calabrese)
      • Angelo Falcone (difeso dall’avvocato Pasquale Vaccaro)
      • Umile Ferraro (difeso dall’avvocato Pasqualino Maio)
      • Eugenio Filice (difeso dagli avvocati Franco Sammarco ed Eduardo Florio)
      • Anna FIorillo (difeso dall’avvocato Francesco Santelli)
      • Remo Florio (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Fabrizio Fuoco (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Giovanni Garofalo (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Rosanna Garofalo (difesa dall’avvocato Laura Gaetano)
      • Mario Gervasi (difeso dall’avvocato Cesare Badolato)
      • Fabio Giannelli (difeso dall’avvocato Osvaldo Rocca) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Fabrizio Gioia (difeso dall’avvocato Matteo Cristiani)
      • Giovanni Grandinetti (difeso dall’avvocato Nicola Rendace)
      • Simone Greco (difeso dall’avvocato Andrea Sarro)
      • Stefano Grosso (difeso dall’avvocato Francesco Vetere)
      • Sergio La Canna (difeso dall’avvocato Giampiero Calabrese)
      • Umile Lanzino (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Fabio Laratta (difeso dall’avvocato Pasquale Marzocchi)
      • Massimiliano Lo Polito (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Silvia Lucanto (difesa dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Antonio Lucà (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Gianluca Maione (difeso dall’avvocato Riccardo Maria Panno)
      • Cosimo Manzo (difeso dagli avvocati Linda Boscaglia e Giuseppe Malvasi) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Marcello Manna (difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza)
      • Francesco Marchiotti (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Stefano Antonio Marigliano (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Roberta Maritato (difesa dall’avvocato Marco Bianco)
      • Andrea Mazzei (difeso dagli avvocati Alessandro Diddi e Sergio Rotundo)
      • Cosimo Manzo
      • Lauretta Mellone (difesa dagli Amelia Ferrari e Erik Siciliano)
      • Giuseppe Midulla (difeso dagli avvocati Cristian Cristiano)
      • Bruno Mollica (difeso dall’avvocato Francesco Febbraio)
      • Giuseppe Mondera (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
      • Francesco Morabito (difeso dagli avvocati Vincenzo Nobile e Domenico Nobile)
      • Alessandro Morrone (difeso dagli avvocati Giuseppe Malvasi e Domenico De Rosa)
      • Filippo Morrone (difeso dall’avvocato Piergiuseppe Cutrì)
      • Pino Munno (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Silvio Orlando (difeso dall’avvocato Pasquale Naccarato)
      • Massimo Palermo (difeso dall’avvocato Vincenzo Saccomanno)
      • Francesco Papara (difeso dall’avvocato Angela D’Elia)
      • Mario Perri (difeso dall’avvocato Giampiero Calabrese)
      • Sandro Perri (difeso dall’avvocato Giuseppe De Marco)
      • Giuseppe Perrone (difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo)
      • Antonio Pignataro (difeso dagli avvocati Marco Bianco e Giuseppe Bruno)
      • Ciro Pignataro (difeso dagli avvocati Marco Bianco e Giuseppe Bruno)
      • Giuseppe Piromallo (difeso dall’avvocato Luca Acciardi)
      • Antonio Carmine Policastri (difeso dall’avvocato Aldo Zagarese)
      • Antonio Presta “Tonino” (difeso dagli avvocati Carlo Esbardo e Franco Locco)
      • Giuseppe Presta (difeso dagli avvocati Lucio Esbardo e Franco Locco) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Domenico Prete (difeso dall’avvocato Rossana Bozzarello)
      • Remo Prete (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Sergio Raimondo (difeso dall’avvocato FIlippo Cinnante)
      • Paolo Recchia (difeso dall’avvocato Francesco Gelsomino)
      • Andrea Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Luca Acciardi)
      • Ines Reda (difesa dagli avvocati Mario Ossequio e Angela Caputo)
      • Francesco Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio ed Enzo Belvedere)
      • Paolo Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Stefania Calabrese)
      • Marcello Rizzuti (difeso dagli avvocati Bruno Bonaro e Pietro Mancuso)
      • Danny Romano (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Massimiliano Rossiello (difeso dall’avvocato Pasquale Vaccaro)
      • Cristian Francesco Ruffolo (difeso dall’avvocato Luca Acciardi) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Rosa Rugiano (difesa dall’avvocato Rodolfo Alfieri)
      • Antonio Russo (difeso dall’avvocato Roberto Deni)
      • Domenico Salerno (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Domenico Sannà (difeso dall’avvocato Giuseppe Bruno)
      • Orlando Scarlato (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Salvatore Sesso (difeso dall’avvocato Vincenzo Tridico)
      • Mario Sirangelo (difeso dall’avvocato Fabio Parise)
      • Alessandro Stella (difeso dall’avvocato Domenico Caputo)
      • Francesco Stola (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Cristian Cristiano)
      • Francesco Tassone (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Francesca Tiralongo (difeso dall’avvocato Giuseppe De Marco)
      • Vittorio Toscano (difeso dall’avvocato Senese) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Ivan Trinni (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Mario Trinni (difeso dagli avvocati Maurizio Nucci e Antonio Spataro)
      • Danilo Turboli (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Francesco Veltri (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Alessandro Bavaro)
      • Massimo Volpentesta (difeso dall’avvocato Ugo Ledonne)
      • Sandro Vomero (difeso dagli avvocati Lucio Esbardo e Antonio Quintieri)
      • Cristian Vozza (difeso dall’avvocato Mariarosa Bugliari e Filippo Cinnante)
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      'Ndrangheta · Cosenza · Francesco Patitucci · Rende · Reset

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      gioco sporco

      «Patto corruttivo e giocate a nero»: Capomolla illustra la maxifrode sulle slot machine a Cosenza

      Il Procuratore della Repubblica spiega il perché del blitz nel comparto dei giochi e parla della rete delle schede clonate negli apparecchi telematici
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      IL BLITZ

      Cosenza, il trucco delle slot machine: schede clonate e controlli anticipati | VIDEO

      Quindici persone raggiunte da misure cautelari. Secondo l'ipotesi investigativa, un funzionario avrebbe avvertito l'imprenditore delle verifiche per consentire di occultare i dispositivi irregolari.
      Redazione
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      GIUSTIZIA

      Duplice tentato omicidio a Diamante, i fratelli De Rose ammessi alla giustizia riparativa

      La Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto l’istanza presentata dai difensori Giuseppe De Marco, Cristian Cristiano e Francesco Santelli. La precedente condanna a 12 anni era stata annullata dalla Cassazione con rinvio sul trattamento sanzionatorio e sull’applicazione della giustizia riparativa
      Redazione
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      il blitz

      Montalto Uffugo, cocaina in un garage: due arresti

      Perquisizione dei Carabinieri a Taverna: sequestrati circa 40 grammi di droga, mille euro in contanti e tre smartphone
      Redazione
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      Per la Corte di Catanzaro, il magistrato coinvolto nelle rivelazioni non garantiva imparzialità. Accolta la tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Roberto Le Pera
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      «Questa è l’ora del coraggio»: il vescovo Savino esorta la comunità a reagire dopo l’agguato a Cassano

      Il presule ricorda il grido di Giovanni Paolo II ad Agrigento e la scomunica pronunciata da Papa Francesco a Sibari nel 2014: «Mai più potere malavitoso, mai più ‘ndrangheta»
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      «Giù le mani dalla città»: Cassano all’Ionio rompe il silenzio. Giovedì il caso arriva in Prefettura a Cosenza

      L’iniziativa è la prima di una serie annunciata dall’amministrazione Iacobini. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica farà il punto dopo gli ultimi fatti di sangue, in attesa della verità giudiziaria
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      Agguato a Cassano, Cgil e Cisl: più sicurezza, lavoro e opportunità per i giovani

      Dopo l’uccisione di Silvana Sibarelli e il tentato omicidio del boss Damiano Pepe, i sindacati chiedono attenzione alla Prefettura e annunciano la partecipazione all’assemblea pubblica.
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      Rapina a una minorenne, imputato assolto dopo oltre dieci anni dai fatti

      L’uomo aveva trascorso oltre un anno ai domiciliari. La difesa ha contestato l’attendibilità del racconto e dei riconoscimenti della ragazza
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      Rossano, incendio nel parcheggio multipiano: in fiamme biciclette comunali abbandonate

      Rogo nella tarda serata di ieri in piazza Bernardino Le Fosse. Intervenuti Vigili del Fuoco e Carabinieri. Si sospetta un incendio doloso
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      I pm di Catanzaro aveva segnalato problemi informatici. Per la Corte non è provato che impedissero il deposito telematico fino alla scadenza
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      Slot truccate a Cosenza, dal sequestro alle ammissioni: il retroscena delle quindici misure

      Dopo il sequestro, Spadafora fece altri nomi. L’inchiesta sulle macchinette approda alle misure cautelari dopo gli interrogatori preventivi
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      Cosenza, inchiesta sulle slot machine: 15 persone raggiunte da misure cautelari

      Presunti illeciti nella gestione degli apparecchi da gioco con vincite in denaro: tra le ipotesi di reato associazione a delinquere, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato
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      Beni per 300mila euro confiscati a Isola Capo Rizzuto, padre e figlio sottoposti a sorveglianza speciale

      Le indagini economico-patrimoniali, coordinate dalla Dda di Catanzaro e svolte dal Nucleo Pef-Gico, hanno ricostruito la provenienza illecita delle risorse impiegate per l'acquisto degli immobili
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      Agguato a Damiano Pepe, i killer hanno sparato 30 colpi contro il boss uccidendo la moglie: domani atti alla Dda 

      Il 64enne è vigile e avrebbe già risposto alle domande degli investigatori. I carabinieri cercano elementi utili a identificare gli autori dell’agguato di contrada Lattughelle e a ricostruire il movente dell’omicidio. Ma la pista mafiosa resta la più probabile
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      Agguato a Damiano Pepe, stabili le condizioni del boss: ecco come è scampato al fuoco del commando

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      Il Tribunale di Castrovillari ha assolto D.F.V., presidente del Cda di una società agricola con sede ad Adrano. Era accusato di aver impiegato un lavoratore straniero privo di permesso di soggiorno nell’ambito di un contratto di servizi per la raccolta degli agrumi
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      L’esercito invocato, la tolleranza zero annunciata: dopo l’ennesimo agguato arrivano le parole. Per rafforzare investigatori e tribunali, invece, si aspetta
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