Le indagini sul gruppo di Francesco Le Pera e le dichiarazioni del giovane coriglianese ritrattate il giorno prima della morte in carcere. Il quadro dei capi 16 e 17
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Due rapine nelle tabaccherie di Corigliano e Rossano, una pistola confrontata con quella sequestrata nell’indagine sull’omicidio Aquino, messaggi e dichiarazioni degli indagati. Poi il percorso di Francesco Cufone, che decide di parlare con i magistrati, fornisce indicazioni sul gruppo di Francesco Le Pera e infine ritratta. Il giorno successivo, il 15 giugno 2023, muore suicida nel carcere di Taranto.
Le carte dell’inchiesta ricostruiscono insieme le azioni del gennaio 2022 e quanto sarebbe avvenuto durante la detenzione di Cufone: le aspettative di sostegno economico, il progetto di cambiare vita, i timori manifestati dalla compagna e le pressioni che, secondo gli investigatori, avrebbero accompagnato il suo ripensamento.
La ritrattazione è parte della vicenda e della valutazione delle sue dichiarazioni. Gli inquirenti ritengono che i precedenti racconti conservino attendibilità per i riscontri raccolti e leggono la scelta di negarli alla luce delle conversazioni carcerarie e dei contatti esterni.
Le indagini sull’omicidio Aquino e il riesame delle rapine
Le prime indagini sulle rapine non avevano consentito di identificarne gli autori. Una nuova ricostruzione prende forma nel procedimento sull’omicidio di Pasquale Aquino, ucciso il 3 maggio 2022 a Schiavonea.
Gli investigatori tornano sui filmati, confrontano corporature, vestiti e armi e li affiancano alle comunicazioni recuperate dai telefoni. Il gruppo sul quale si concentra l’attenzione è quello di Le Pera, condannato di recente in Corte d’Assise a Cosenza.
Nel dicembre 2022 vengono eseguite le misure cautelari di quel procedimento. Manuel Intrieri rende dichiarazioni spontanee, nelle quali affronta anche le rapine; durante l’interrogatorio di garanzia si avvale invece della facoltà di non rispondere. Nei mesi successivi Cufone chiede di essere interrogato e avvia il proprio percorso dichiarativo.
Il 4 gennaio: il rapinatore con il giubbotto rosso
La prima rapina viene commessa il 4 gennaio 2022, intorno alle 20.15, in una tabaccheria di Corigliano. Un uomo con il volto coperto entra, punta una pistola verso il bancone e pretende l’incasso. Il bottino viene quantificato nella contestazione in 750 euro, mentre nella denuncia iniziale le vittime ne avevano fornito una stima inferiore.
I testimoni descrivono un giovane di corporatura snella, alto circa un metro e sessantacinque o settanta. Le telecamere mostrano un giubbotto rosso leggero, il cappuccio e un passamontagna. Uno dei presenti lo ricorda impacciato, tanto da non accorgersi delle banconote rimaste sul banco. Durante la fuga una dipendente gli scaglia contro un fumetto.
Gli investigatori confrontano il giubbotto con quello indossato da Le Pera in fotografie recuperate dal telefono e con un capo ripreso nell’indagine Aquino. Esaminano anche la pistola visibile nel filmato, rilevando caratteristiche comuni con una Bernardelli modello 60 calibro 7,65, sequestrata nell’agosto 2022 e indicata tra le armi utilizzate per l’omicidio.
Per la rapina, il collegamento con quell’arma viene prospettato attraverso il confronto delle immagini e delle caratteristiche esteriori: dimensioni, forma e colore, compresa una riverniciatura. Gli accertamenti sui luoghi non restituiscono impronte o tracce utili.
I messaggi sui soldi e sullo scooter
Nei giorni precedenti, Le Pera e un ragazzo allora minorenne si scambiano messaggi su denaro da consegnare e impegni da rispettare. Nella notte del 4 gennaio compare anche il riferimento alla ricerca di uno scooter.
Gli inquirenti accostano queste comunicazioni alla ricostruzione della rapina. Rilevano però che per Le Pera non risulta traffico telefonico in orari prossimi o compatibili con il colpo. Per l’altro indagato vengono invece individuati collegamenti a celle prima e dopo l’azione.
Nelle dichiarazioni rese all’arresto, Intrieri attribuisce a Le Pera l’ingresso nella tabaccheria e al ragazzo il compito di guidare il motociclo. Le conclusioni cautelari ricostruiscono per quest’ultimo una funzione di appoggio.
L’11 gennaio: tre uomini nella tabaccheria di Rossano
Il secondo episodio risale all’11 gennaio 2022, in contrada Ciminata. Tre uomini con il volto coperto attraversano la strada dall’uliveto antistante e irrompono in una tabaccheria. L’azione, ripresa dal sistema di videosorveglianza, dura circa un minuto.
Due impugnano pistole; il terzo non appare armato. Vengono sottratti seicento-settecento euro e alcune stecche di sigarette, poi i rapinatori fuggono verso la campagna.
Il titolare fornisce indicazioni sugli indumenti, sulle corporature e sul colore degli occhi di uno degli aggressori. Gli investigatori confrontano quei particolari con le persone individuate nel procedimento. Anche in questo caso una delle pistole viene accostata, per le caratteristiche visibili, alla Bernardelli sequestrata.
Un ulteriore riscontro viene ricercato nei pantaloni recuperati durante una perquisizione. Nel maggio 2023 gli indumenti vengono fotografati e confrontati con le immagini della rapina, rilevando somiglianze e macchie in posizioni corrispondenti. Gli atti danno conto anche del lungo intervallo tra il colpo e il sequestro.
«Ma dove siete?»: le comunicazioni dopo il colpo
La sera dell’11 gennaio Le Pera cerca aggiornamenti. Nella trascrizione della pg compare la domanda: «Ma dove siete? Non sappiamo niente cosa avete fatto?».
L’interlocutore risponde più tardi che è tutto a posto, ma che non sono contenti, e invita a rimandare la conversazione a un incontro di persona. Le Pera insiste sull’esito e sul denaro. Nell’ultimo scambio il ragazzo dice di non sapere dove si trovi.
Gli investigatori collegano il dialogo al bottino e alla fuga nella campagna. Le comunicazioni del giorno precedente vengono inoltre lette come elementi di una possibile preparazione del raid, inizialmente previsto per il 10 gennaio e poi rinviato.
I tabulati vengono esaminati insieme alle chat. Per Antonio Martino, detto “Bullone”, viene rilevata un’assenza di traffico tra il tardo pomeriggio e le 22.29; per Intrieri vengono ricostruiti contatti e collegamenti a celle dell’area. Sul suo telefono risultano inoltre consultati articoli dedicati alle due rapine.
Le dichiarazioni spontanee di Intrieri
Il racconto di Intrieri attribuisce al colpo di Rossano una composizione diversa da quello di Corigliano. Sostiene di aver partecipato insieme a Martino e al ragazzo minorenne, mentre Le Pera avrebbe organizzato l’azione senza entrare nella tabaccheria.
Secondo la sua versione, Le Pera avrebbe procurato l’auto per accompagnarli e consegnato due pistole. Intrieri riferisce che lui e il ragazzo erano armati, mentre Martino non lo era; indica i colori dei giubbotti e racconta che, dopo la rapina, erano rientrati a piedi e avevano bruciato gli indumenti.
Il motivo sarebbe stato il bisogno di denaro per pagare debiti legati agli stupefacenti. Il successivo esercizio della facoltà di non rispondere viene riportato nella ricostruzione come passaggio distinto dalle dichiarazioni spontanee.
Cufone: i riconoscimenti e i limiti inizialmente dichiarati
Cufone viene interrogato il 6 marzo 2023. In un primo momento dice di non poter fornire informazioni utili sulle rapine del gennaio 2022 e manifesta un sospetto sul coinvolgimento dei ragazzi di Le Pera. Davanti alle fotografie, però, indica le persone che ritiene di riconoscere.
Nel successivo interrogatorio del 4 aprile, i magistrati gli chiedono su quali particolari fondi le identificazioni, considerato che i rapinatori hanno il volto coperto. Cufone richiama corporature, atteggiamenti e indumenti, compresi il giubbotto rosso e i pantaloni attribuiti a Le Pera.
Riferisce inoltre che Le Pera gli avrebbe raccontato di altre rapine e furti. Quanto al denaro, sostiene che alcuni colpi servissero anche a coprire debiti con i fornitori di droga, indicando circa mille euro ciascuno per due giovani del gruppo.
Le dichiarazioni vengono affiancate alle immagini e alle comunicazioni, ma il loro percorso non si conclude con quegli interrogatori: il 14 giugno Cufone le ritratta.
Le minacce interne al gruppo
Le carte riportano anche conversazioni che gli investigatori utilizzano per descrivere la posizione di Le Pera rispetto agli altri. In un colloquio del giugno 2022 rimprovera Intrieri, gli intima di non alzare la voce e lo minaccia di picchiarlo.
Altri messaggi contengono richieste di presentarsi immediatamente a casa, rispondere al telefono e rispettare le disposizioni. Un destinatario manifesta paura di subire violenza. In alcuni vocali interviene anche Giorgio Arturi, classe 1983, detto “U Cirugnu”.
Per gli inquirenti, questi episodi concorrono a delineare una gerarchia e un sistema di obbedienza. Nelle conversazioni private con la compagna, Le Pera fa inoltre riferimento a nuove alleanze e ad accordi ai quali avrebbe aderito. Le valutazioni sul significato criminale di quei rapporti sono quelle sviluppate negli atti.
Il carcere e la scelta di parlare
Dopo l’arresto, Cufone viene trasferito da Cosenza a Caltanissetta e poi a Taranto. Nei colloqui con la compagna manifesta ripetutamente sofferenza per la detenzione, difficoltà economiche e il desiderio di tornare a casa.
Tra febbraio e marzo parla della volontà di rendere dichiarazioni, chiede alla donna se lo seguirà e la invita a mantenere le distanze dalle persone del gruppo. Esprime la speranza di ottenere benefici, ma anche l’intenzione di cambiare vita, lavorare e occuparsi della famiglia.
Gli atti riportano inoltre il suo disagio per l’isolamento e, in diversi momenti, affermazioni che manifestano una grave sofferenza personale. La vicenda investigativa si accompagna dunque a una condizione detentiva che Cufone descrive come sempre più difficile da sostenere.
Il sostegno economico e i timori per le dichiarazioni
Parallelamente, gli investigatori ricostruiscono iniziative esterne per procurargli denaro e beni di prima necessità. Nei colloqui della famiglia Arturi si parla del sostegno ai detenuti e della preoccupazione che qualcuno possa confermare le accuse.
Il riferimento è anche a Cufone, sul quale alcuni interlocutori manifestano dubbi. In un colloquio carcerario del gennaio 2023 viene raccontato l’acquisto di un giubbotto, ciabatte e biancheria destinati a lui.
Gli atti individuano Vincenzo Arturi come uno dei riferimenti per il sostegno economico, attraverso la compagna del detenuto. Nei mesi successivi Cufone alterna il rifiuto di quegli aiuti a richieste di notizie sulla loro continuità.
Le sollecitazioni a ritrattare
Ad aprile, dopo la pubblicazione di una notizia su una possibile nuova collaborazione nell’area, la compagna manifesta paura per sé e per i familiari. Nel colloquio del 14 aprile gli suggerisce di dire di essersi confuso e di non essere stato consapevole delle dichiarazioni rese.
Cufone le domanda più volte se qualcuno le abbia parlato o l’abbia avvicinata; la donna nega. Secondo la ricostruzione investigativa, nei colloqui successivi emergono però messaggi provenienti dall’esterno e ulteriori sollecitazioni a interrompere il percorso.
Nel maggio 2023 gli inquirenti registrano conversazioni tra Giorgio Arturi detto “Massimo” e altri interlocutori sulle dichiarazioni di Cufone e sulle possibili conseguenze. Vengono inoltre ricostruiti contatti per cercare un nuovo difensore.
Una visita di Massimo a casa di Damiano Pepe, il 31 maggio, precede un dialogo nel quale si parla di cambiare una “gomma”. Gli investigatori riconducono quel linguaggio alla sostituzione del legale di Cufone. È la lettura riportata negli atti, che distingue l’attività professionale dei difensori dalle finalità attribuite a chi si sarebbe attivato dall’esterno.
Il 14 giugno: «Voglio ritrattare»
Il 10 giugno 2023 viene pubblicato un articolo che riferisce della collaborazione di Cufone. Nella telefonata del 13 giugno la compagna torna con insistenza sulla necessità di negare quanto detto, suggerendogli di affermare che aveva inventato le accuse per uscire dal carcere.
Il giorno successivo Cufone viene interrogato. Contesta la diffusione delle notizie, esprime timori per i propri familiari e dichiara di essersi inventato tutto.
Il magistrato gli richiama le conversazioni carcerarie, comprese quelle nelle quali la compagna gli chiedeva di ritrattare. Cufone conferma comunque la decisione: «Voglio ritrattare». Alla fine dell’interrogatorio la difensora, dopo le critiche e le offese ricevute, rimette l’incarico rivendicando la correttezza del proprio operato.
L’ultima telefonata e la morte
La mattina del 15 giugno Cufone parla ancora con la compagna. Le comunica di aver ritrattato, riferisce di non sapere quale sarà il seguito della sua situazione e manifesta nuovamente il proprio sconforto.
Nella trascrizione compare una frase che gli investigatori richiamano nella ricostruzione del ripensamento: «Io ho fatto quello che mi hai detto sempre tu». La donna ribatte che avrebbe dovuto negare dichiarazioni inventate.
Nella stessa mattinata Cufone muore suicida in cella. Dopo aver ricevuto la notizia, la compagna chiama alcune persone, rivolge accuse e manifesta rabbia anche verso gli Arturi. In una telefonata dice che ora possono stare tranquilli perché Francesco non c’è più; l’interlocutrice respinge ogni coinvolgimento e minaccia di denunciarla.
Gli inquirenti valorizzano anche questi scambi nella ricostruzione delle pressioni. Le accuse pronunciate durante quelle telefonate non costituiscono, da sole, un accertamento di responsabilità per la morte di Cufone.
Le conclusioni sui capi 16 e 17
Nelle conclusioni cautelari viene ritenuta sussistente la gravità indiziaria per le due rapine. Per quella del 4 gennaio 2022, Le Pera viene indicato come esecutore e il ragazzo minorenne come palo. Per quella dell’11 gennaio, a Le Pera viene attribuito il ruolo di mandante e organizzatore, mentre Intrieri, Martino e il minorenne vengono individuati come esecutori.
Sono contestate le aggravanti relative alle armi, al travisamento, alle più persone riunite e alla matrice mafiosa, secondo le formulazioni riportate negli atti.
Il quadro poggia sulle immagini, sui confronti di armi e indumenti, sulle comunicazioni e sulle dichiarazioni. Per Cufone, gli investigatori sostengono l’attendibilità dei precedenti racconti nei passaggi ritenuti riscontrati, pur dando conto della successiva ritrattazione. La valutazione delle singole fonti e delle responsabilità resta affidata al procedimento penale in corso.











