Un’emergenza a rischio normalizzazione. La questione del caro carburanti sta assumendo contorni sempre più pesanti e a Cosenza, come nel resto della Calabria, iniziano a intravedersi sulla pelle delle persone i segni di un carovita che svuota le tasche e tormenta i pensieri. Come si fa, d’altronde, quando una parte consistente dello stipendio deve essere destinata agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro? Da “si vive per lavorare” si è passati all’ancora più estremo “si lavora per andare a lavorare”.

Un problema che rischia di aggravare una condizione economica già fragile. A pagare il conto, secondo l’assessora al Welfare del Comune di Cosenza Veronica Buffone, non sono soltanto le fasce tradizionalmente assistite, ma anche quel ceto medio sempre più esposto al costo della vita.

«Si parla dei nuovi poveri, di quel cittadino medio che già oggi fa fatica ad arrivare alla fine del mese – spiega Buffone –. Se poi andare a lavoro significa dover spendere il doppio o il triplo per il carburante, è evidente che questo costo pesa ancora di più sulla persona singola e sul nucleo familiare».

Il Comune non ha però registrato, al momento, segnalazioni riconducibili esclusivamente al caro carburanti. «Noi lavoriamo su disagi e forme di povertà più generali – chiarisce l’assessora –. Se un cittadino vive un disagio economico non lo vive soltanto per l’aumento del carburante, ma per il costo della vita, la mancanza di una casa, la mancanza di lavoro. Le persone che prendiamo in carico hanno problemi che riguardano un po’ tutto».

Dentro questo quadro, però, il caro benzina rischia di diventare un ulteriore fattore di impoverimento. «Anche la fascia media è colpita, siamo colpiti tutti – sottolinea Buffone –. Lo vediamo anche nei dipendenti pubblici o di un’azienda privata che devono spostarsi per lavoro».

Da qui l’idea di guardare anche a strumenti specifici per contenere il peso della mobilità. Sulla scia di alcuni comuni che stanno valutando o promuovendo forme di distribuzione agevolata del carburante, Buffone ammette di voler sottoporre l’ipotesi anche a Cosenza: «È un’idea che mi piacerebbe proporre alla città, quantomeno per questo periodo, finché questi prezzi non si abbassano».

Per l’assessora, infatti, il punto è proprio evitare che l’attuale emergenza diventi la nuova normalità. «Non bisogna stabilizzare il prezzo, ma abbattere il costo, che è diverso – afferma –. Stabilizzarlo a due euro significa strutturare un costo esagerato ed esasperante per le famiglie. Bisognerebbe invece abbattere questi costi, non stabilizzarli».

Una partita che, per Buffone, chiama in causa soprattutto il Governo, ma sulla quale anche l’amministrazione comunale può interrogarsi. Sul fronte trasporto pubblico, in tal senso, un possibile banco di prova sarà anche il passaggio da Amaco a Co.Me.Tra., operativo dal primo ottobre dopo la cessazione delle attività dell’ex municipalizzata. Un avvicendamento che, oltre ad assicurare la continuità del servizio e la salvaguardia dei lavoratori, può rappresentare l’occasione per rilanciare l’efficienza del trasporto pubblico nell’area urbana cosentina, rendendolo più competitivo e realmente alternativo all’auto privata.

«Il cittadino deve essere aiutato all’utilizzo del trasporto pubblico – conclude Buffone –. Se aumentano i costi, non stiamo promuovendo una mobilità sostenibile». Un tema che si intreccia con quello delle nuove povertà e che, con il carburante ormai stabilmente sopra una soglia considerata sostenibile per molte famiglie, rischia di diventare una nuova emergenza sociale.