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Processo “Reset”, udienza ricca di tensione sul caso Rende

Acceso botta e risposta tra uno dei testi di pg e la difesa di Marcello Manna. Il presidente Ciarcia è stato costretto a sospendere la seduta. Ecco comunque tutti i temi trattati

Processo “Reset”, udienza ricca di tensione sul caso Rende

Tensione (quasi) alle stelle nell’ultima udienza del processo ordinario “Reset“, in corso di svolgimento a Lamezia Terme. Nella seduta processuale del 9 aprile 2024, si è concluso il lungo e faticoso controesame (e conseguente riesame) e nuovo esame dei testimoni chiamati a deporre sul caso Rende. Parliamo delle indagini, tanto per capirci, su Marcello Manna, Pino Munno, Sandro Perri, Massimo D’Ambrosio, Adolfo D’Ambrosio, Eugenio Filice e Orlando Scarlato.

L’udienza, come dicevamo, è stata agitata soprattutto nelle seconda parte quando il pubblico ministero Vito Valerio ha introdotto l’attività integrativa d’indagine proveniente dai procedimenti penali “Genesi” e “Malarintha“, rispettivamente coordinati dalla procura di Salerno e dalla procura di Cosenza. Si tratta di alcune intercettazioni che hanno riguardato in un caso Marcello Manna e Pino Munno, e nel secondo caso Marcello Manna, Adolfo D’Ambrosio e Massimo D’Ambrosio. Conversazioni che hanno avuto la finalità di irrobustire, secondo l’accusa, il teorema accusatorio sul presunto patto politico-mafioso tra l’allora sindaco di Rende e i due esponenti della famiglia D’Ambrosio.

Al centro della discussione, la gestione del Palazzetto dello Sport di Rende che nel 2019 era stato oggetto di lavori di riqualificazione. La gestione era tra i “desiderata” di Massimo e Adolfo D’Ambrosio, quest’ultimo uscito di carcere il 13 luglio 2019. Questo, ad onor di cronaca, sarebbe l’aspetto su cui si poggia la presunta corruzione, mentre l’altra questione riguarda la campagna elettorale. Due temi infuocati che hanno surriscaldato il controesame, in particolare quello del militare dell’Arma Sandro Molinaro, di cui daremo conto più avanti.

Di Puppo (presunto) intermediario di Manna?

Il primo dato emerso dal controesame è che secondo la Dda Michele Di Puppo, nel 2019, avrebbe agito in qualità di intermediario tra Marcello Manna e i D’Ambrosio. Se n’è parlato in un’intercettazione del 22 maggio 2019, tra alcuni presunti esponenti del “sottogruppo” criminale, operante a Rende, con conversazioni pressoché in italiano, ma con alcune parti trascritte in dialetto. Su questo segmento dibattimentale la difesa di Manna, rappresentato dall’avvocato Nicola Carratelli, ha fatto emergere che tale circostanza non è mai venuta fuori nelle conversazioni tra Munno e Manna. Siamo nella fase del controesame del carabiniere Alfredo Lucanto, un investigatore che conosce bene la “materia Reset”, almeno da quanto si è visto nelle udienze a cui ha partecipato come testimone qualificato.

Il bar Colibrì

L’attenzione dell’avvocato Nicola Carratelli si è poi spostata sulla vicenda del bar Colibrì che in un periodo precedente alle intercettazioni era stato gestito dalla moglie di Adolfo D’Ambrosio. Gestione su cui c’è stato in seguito il provvedimento di revoca dell’amministrazione Manna che non ha riguardato però il periodo delle indagini. Si è passati quindi alla posizione di Sandro Perri. Siamo nel mese di aprile 2019, quando i D’Ambrosio iniziano a parlare del sostegno che avrebbero dovuto dare a Munno. Qui secondo la difesa il nome di Manna non compare, così come quando si fa riferimento alle modalità, ovvero della possibilità di fare il voto disgiunto, dando – secondo quanto prospettato dalla difesa – preferenze al candidato alla carica di consigliere comunale Pino Munno ma come futuro sindaco all’avvocato Massimiliano De Rose. Sandro Perri, la cui residenza ha detto Lucanto era stata cambiata nel 2019, ma l’avvocato Giuseppe De Marco al termine dell’udienza ha fatto acquisire il certificato che in realtà la mutazione era avvenuta nel 2016, avrebbe mostrato reticenza nel votare Manna e Munno e sul punto, secondo la Dda, sarebbe intervenuto Massimo D’Ambrosio.

L’altro sostegno elettorale

In un ulteriore passaggio del 27 aprile 2019, sempre rispetto a quanto dichiarato da Massimo D’Ambrosio, non si farebbe riferimento a Manna, ma alla coppia Munno-Rausa, anche se l’avvocato Carratelli, richiamando una conversazione con un titolare di autoricambi, negozio situato nella zona di Quattromiglia, ha rilevato che Massimo D’Ambrosio avrebbe fatto il nome di Francesco Midulla, soggetto uscito fuori nella precedenza udienza, ma che ricordiamo non è imputato in “Reset”. Sempre in controesame ci si è focalizzati su una cena, avvenuta il 22 maggio 20219, dove non si discuteva di Manna e nelle conversazioni, ha evidenziato la difesa dell’ex sindaco di Rende, si parlava di Munno. In previsione del turno di ballottaggio invece non ci sono stati colloqui intercettati.

Palazzetto dello Sport

Il controesame di Lucanto è entrato nel vivo quando l’avvocato Carratelli ha introdotto la tematica del Palazzetto dello Sport. Il legale ha fatto ricordare al teste la data di uscita dal carcere di Adolfo D’Ambrosio, 13 luglio 2019, chiedendo se Manna si fosse impegnato il 19 luglio a dare il Palazzetto dello Sport a Rende. Per la pg la questione sarebbe questa, descritta poi nel capo d’imputazione, mentre per la difesa non c’è stata alcuna promessa che non si desumerebbe neanche da una conversazione a due tra Massimo D’Ambrosio e Ivan Montualdista, i quali avrebbero riferito su un progetto da presentare a Rende.

Gara e data in cui sono terminati i lavori di riqualificazione

In tale contesto si inserisce l’imputato Eugenio Filice che la difesa di Manna ha evidenziato in modo particolare, circoscrivendo i rapporti al fatto che l’avvocato penalista avesse scelto il fisioterapista come punto di riferimento per sottoporsi ad alcune cure. Nelle prime battute, inerenti al fatto che i D’Ambrosio volevano incontrare Manna, Filice non aveva il numero personale dell’ex primo cittadino rendese. Poi si è entrati nel merito, parlando di delibere e tempistiche. La gara per il Palazzetto dello Sport è stata indetta il 30 novembre 2018, l’affidamento alla Tecnoimpianti invece è arrivato a gennaio 2019 e i lavori di riqualificazione sono terminati il 30 dicembre 2020, salvo opere accessorie che sarebbero state realizzate in seguito. In sostanza, la consegna della struttura all’amministrazione Manna è giunta il 3 settembre 2021. E allora l’avvocato Carratelli si è posto la seguente domanda: «Amministrativamente parlando, Manna come poteva prendere impegni se la consegna non era attuale?». Questo è uno degli argomenti difensivi.

La Rende Serviizi

Infine, nella parte finale del controesame di Lucanto, l’avvocato Carratelli ha chiesto al teste se era a conoscenza delle finalità delle cooperative di tipo B, come la Rende Servizi, e il militare dell’Arma ha spiegato che ne fanno parte pregiudicati con il fine di riabilitarli. Il tutto si è chiuso con l’assunto dell’investigatore che Manna e Munno temevano di essere intercettati, senza dimenticare che il 14 settembre 2019, Montualdista a Remo Florio avrebbe fatto intendere che ai D’Ambrosio gli avrebbero affidato il Palazzetto dello Sport. «Una considerazione di Montualdista», ha chiosato l’avvocato Carratelli.

Il Riesame del pm

Il pm Vito Valerio nel riesame ha fatto specificare alcune cose. In primis, che Massimo D’Ambrosio aveva interessa a sostenere l’elezione di Marcello Manna e Pino Munno, rilevando dalle intercettazioni che «sto portando avanti a Manna e Munno», avrebbe detto il fratello di Adolfo. Ancora in riferimento a Francesco Midulla, la Dda di Catanzaro, attraverso le parole del testimone, ha fatto intendere come non ci siano state evidenze del sostegno concreto dei D’Ambrosio a Midulla, sottolineando invero che Aldo D’Ambrosio, figlio del presunto boss, già al 41 bis per “Vulpes“, era un amico di vecchia data di Midulla e che il presunto apporto elettorale allo stesso, non era condiviso da Massimo D’Ambrosio, zio del ragazzo, il quale sarebbe stato anche rimproverato di aver speso il cognome che porta accanto a quello di Francesco Midulla.

Qui si è registrato il primo fermento dibattimentale allorquando la pubblica accusa, parlando delle sezioni citate nelle indagini difensive condotte dall’avvocato Gianluca Garritano, ha inteso chiedere se vi siano stati accertamenti anche sulle altre (21, 22 e 33), cosa che nella scorsa udienza era stata negata dal testimone. Le difese lo hanno inteso come una violazione del diritto di difesa che ha costretto il presidente Ciarcia ad intervenire affinché se ne capisse di più. Il pm Valerio ha escluso che vi sia stata una nuova attività integrativa d’indagine, rifacendosi a quanto contenuto nei documenti depositati dall’avvocato Garritano. Dopodiché, riguardo ai rapporti tra Pino Munno e Massimo D’Ambrosio, dai tabulati telefonici si evincerebbe che tutte le chiamate sarebbero state effettuate dal fratello di Adolfo, ad eccezione di una che sarebbe stata ricevuta dall’imputato oggi ancora detenuto. Sul bar Colibrì, la teoria della Dda è che la revoca sia avvenuta in quanto la struttura poteva essere oggetto di un’inchiesta antimafia.

La difesa di Massimo D’Ambrosio

Amelia Ferrari, difensore di Massimo D’Ambrosio insieme all’avvocato Valerio Murgano, si è soffermata su una presunta riunione alla quale avrebbero partecipato Munno, Massimo D’Ambrosio, Sandro Perri e una donna allo stato non identificata. «Dove sono andati?» ha chiesto l’avvocato Ferrari, riferendosi alla presunta intenzione dei presenti di recarsi a casa di qualcuno.

In realtà, secondo la penalista, questa circostanza non è stata dimostrata, e in riferimento alla posizione del suo assistito, ha chiesto e ottenuto di far acquisire questa annotazione dove non sarebbe menzionato il numero esatto di persone né vi sia certezza che abbiano varcato tutti la stessa soglia. Così, sempre l’avvocato Ferrari, facendo una sintesi estremamente significativa ha chiesto al teste: «Ma quindi cosa hanno ottenuto i D’Ambrosio rispetto a quanto gli viene attribuito?». Ed allora si è parlato del fatto che non hanno avuto il Palazzetto dello Sport, non hanno ottenuto un’altra volta la gestione del Bar Colibrì e Aldo Andrea (figlio di Massimo D’Ambrosio) non ha mai lavorato al comune. «Atti intimidatori, denunce, voto di scambio?», insomma per la difesa mancano i riscontri.

Patitucci libero a dicembre 2019

Pure l’avvocato Murgano ha incalzato il teste Lucanto, il quale ha affermato che nella fase cruciale della campagna elettorale Francesco Patitucci era libero. In realtà, il boss di Cosenza era in carcere perché detenuto sia per la detenzione della pistola che per l’ordinanza cautelare dell’omicidio di Luca Bruni. Circostanza confermata dagli atti di “Reset“, quando lo stesso Patitucci, intercettato dalla Finanza, auspica che il giudice del processo di secondo grado possa leggersi le carte e assolverlo dal reato gravissimo. Cosa poi è avvenuta il 4 dicembre 2019, giorno in cui la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro lo ha assolto e scarcerato. Ma è un fatto legato anche al processo contro Petrini e Manna. L’appello si terrà a breve.

L’altro esame dibattimentale

E veniamo alla parte più tesa dell’udienza odierna coincisa con l’escussione del carabiniere Sandro Molinaro che ha svolto attività integrativa riascoltando le intercettazioni provenienti da “Genesi” e “Malarintha“. Le difese hanno sollevato l’eccezione riguardo il mancato depositato dei decreti autorizzativi che in realtà la Dda ha mostrato dopo una breve pausa.

Nell’esame condotto dal pubblico ministero Vito Valerio, il teste qualificato ha ripreso il discorso inerente ai D’Ambrosio, i quali erano infastiditi che Francesco Midulla andasse in giro per la città a spendere il nome di Massimo e Adolfo senza che loro condividessero questa cosa. I due fratelli avevano deciso di sostenere la coalizione capeggiata da Manna. Nel corso della deposizione, il militare dell’Arma ha detto che Munno riteneva che Massimo Ciancio comandasse a Rende e di parlare quindi con la sua compagna per avere un sostegno, con l’intermediazione di due avvocati penalisti. Manna, tuttavia, aveva frenato il suo candidato dicendo che non c’era bisogno di fare questo tipo di telefonate perché stavano conducendo una campagna elettorale in maniera lecita, corretta e trasparente. Il dubbio investigativo più rilevante riguarda forse la frase “siamo pieni come un uovo“.

Per la Dda si tratta della consapevolezza che i due fossero certi di essere intercettati, ma l’interpretazione difensiva è quella di un ampio sostegno che escludeva pertanto ogni condotta oltre i limiti di legge. E ancora, la conversazione proveniente da “Genesi“, dove Manna parlava “vis a vis” in Comune con Massimo D’Ambrosio e Adolfo D’Ambrosio. L’allora sindaco aveva proposto di attivare una pratica di “Resto al Sud” e la struttura che doveva essere consegnata a breve era quella del Palazzetto. Interpretazione che serve per mantenere ferma la teoria accusatoria. Infine, l’abbassamento di voce di Manna sarebbe da ricondurre al fatto che il primo cittadino in quel momento non voleva farsi sentire dalle “cimici“.

Il nuovo controesame di Carratelli

L’avvocato Carratelli ha chiesto al teste se era a conoscenza delle condizioni di salute di Marcello Manna alla data del 17 febbraio 2020. «Non so come stava» ha risposto Molinaro. Poi il controesame è stato animato da un primo scambio di battute tra difesa e testimone sul fatto che Massimo D’Ambrosio avesse detto alla moglie di essere stato ricevuto nella stanza di Francesco, il segretario di Manna. Il penalista ha invece domandato se avessero fatto un sopralluogo per rendersi conto che la scrivania di Francesco era in realtà nella stessa stanza del sindaco. Quindi la difesa non ha compreso come questa intercettazione non fosse presente nella discovery di “Malarintha“, visto che il periodo intercettato partiva da aprile 2019 e finiva ad ottobre dello stesso anno. Il teste ha poi dichiarato che la polizia giudiziaria non si è posto il problema sul fatto che Munno volesse contattare la compagna di Ciancio, atteso che il pregiudicato sarebbe intraneo al gruppo D’Ambrosio. Si è lasciato intendere dunque che non c’era bisogno di alcun contatto esterno per avvicinare la donna che poteva avere tanti voti da far confluire nello schieramento in favore di Manna.

Tensione tra difesa e teste

Il momento più alto di tensione è arrivato quando l’avvocato Carratelli ha messo sul piatto la questione del Palazzetto dello Sport di Rende sul piano amministrativo, parlando di Dodaro e del rapporto di parentela con Di Puppo. Su questa vicenda c’è stata una pronuncia del Consiglio di Stato, di cui abbiamo dato conto. «Non abbiamo accertato frequentazioni di tipo amicale o altro tra Dodaro e D’Ambrosio» ha chiarito il teste che qualche minuto dopo, sentendosi probabilmente “pressato” dalle domande di Carratelli, ha risposto in malo modo a uno dei decani del foro di Cosenza. «Avvocato, lei è indisponente». Apriti cielo.

L’avvocato penalista ha alzato i toni, rimproverando al carabiniere di essersi rivolto in maniera poco consona a un professionista che 40 anni conduce la sua attività con rigore e rispetto verso tutti. Il presidente Ciarcia, a questo punto, ha perso la pazienza sospendendo l’udienza per una decina di minuti. La magistrata, volgendo verso la Camera di Consiglio, ha indicato il pm quale responsabile dell’aula e lo stesso magistrato pugliese si è dapprima adoperato per calmare l’avvocato Carratelli e in seconda battuta ha invitato il “suo” testimone a tenere un atteggiamento più sereno. Il tutto si è chiuso a fine udienza con le scuse di Molinaro al tribunale e al penalista. Scuse ovviamente accettate, non prima di aver ascoltato la dura reprimenda della togata Ciarcia che ha ribadito un concetto semplice e chiaro: le domande dell’accusa e della difesa non sono contro la persona escussa ma risultano utili ai fini dell’accertamento della verità processuale.

Una volta ripreso il controesame, l’avvocato Carratelli ha fatto riferimento alla parola “struttura“, ritenendo che la stessa possa chiarire in realtà il contenuto della conversazione tra Manna e i due D’Ambrosio, durata in tutto quattro minuti. In sostanza, secondo la difesa si deve intendere la realizzazione di un centro estetico, scartando quindi l’ipotesi Palazzetto dello Sport.

Ancora agitazione in udienza prima del rinvio

Anche durante le domande poste dall’avvocato Amelia Ferrari a Molinaro, le acque sono state abbastanza agitate. Punto focale il quesito avanzato dal difensore circa le celle o il gps sul presunto incontro avuto tra Massimo D’Ambrosio ed altre persone. Anche in questo caso è intervenuto il presidente Ciarcia chiedendo spiegazioni su alcune affermazioni fatte dal teste di pg. A seguire l’avvocato Murgano che ha ottenuto una risposta pro difensiva circa il fatto che Massimo D’Ambrosio non avrebbe dato ordini di votare qualcuno con modalità tipicamente mafiose. Sulla stessa falsariga il controesame dell’avvocato Gianluca Garritano, secondo cui nel pacchetto di voti che avrebbe portato un soggetto di Rende a Munno non ci sarebbe stata alcuna finalità illecita, ma soltanto un interesse elettorale né tantomeno che Munno ai D’Ambrosio abbia mai parlato di Ciancio. In conclusione, rispondendo alla domanda dell’avvocato Anna Spada, co-difensore di Eugenio Filice, il testimone ha detto di non essere a conoscenza del fatto che i D’Ambrosio erano pazienti del fisioterapista rendese. Nella prossima udienza si affronterà di nuovo il gruppo Porcaro.

Processo “Reset”, rito ordinario: gli imputati

  • Fabrizio Abate (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
  • Giovanni Abruzzese (difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Antonio Quintieri)
  • Fiore Abbruzzese detto “Ninuzzo” (difeso dagli avvocati Mariarosa Bugliari e Antonio Quintieri)
  • Franco Abbruzzese detto “a Brezza” o “Il Cantante” (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
  • Rosaria Abbruzzese (difesa dagli avvocati Antonio Quintieri e Filippo Cinnante)
  • Giovanni Aloise detto “mussu i ciuccio” (difeso dall’avvocato Gianpiero Calabese)
  • Pierangelo Aloia (difeso dall’avvocato Giulio Tarsitano)
  • Armando Antonucci detto il dottore (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
  • Rosina Arno (difesa dagli avvocati Luca Acciardi e Fiorella Bozzarello)
  • Ariosto Artese (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giorgio Misasi)
  • Rosario Aurello (difeso dall’avvocato Ferruccio Mariani)
  • Danilo Bartucci (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
  • Giuseppe Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)

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