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      Home page>Cronaca>Processo "Reset", udienz...

      Processo "Reset", udienza ricca di tensione sul caso Rende

      Acceso botta e risposta tra uno dei testi di pg e la difesa di Marcello Manna. Il presidente Ciarcia è stato costretto a sospendere la seduta. Ecco comunque tutti i temi trattati
      Antonio Alizzi
      9 luglio 202511:59
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      Processo "Reset", udienza ricca di tensione sul caso Rende

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      Processo "Reset", udienza ricca di tensione sul caso Rende

      Processo "Reset", udienza ricca di tensione sul caso Rende

      Tensione (quasi) alle stelle nell’ultima udienza del processo ordinario “Reset“, in corso di svolgimento a Lamezia Terme. Nella seduta processuale del 9 aprile 2024, si è concluso il lungo e faticoso controesame (e conseguente riesame) e nuovo esame dei testimoni chiamati a deporre sul caso Rende. Parliamo delle indagini, tanto per capirci, su Marcello Manna, Pino Munno, Sandro Perri, Massimo D’Ambrosio, Adolfo D’Ambrosio, Eugenio Filice e Orlando Scarlato.

      L’udienza, come dicevamo, è stata agitata soprattutto nelle seconda parte quando il pubblico ministero Vito Valerio ha introdotto l’attività integrativa d’indagine proveniente dai procedimenti penali “Genesi” e “Malarintha“, rispettivamente coordinati dalla procura di Salerno e dalla procura di Cosenza. Si tratta di alcune intercettazioni che hanno riguardato in un caso Marcello Manna e Pino Munno, e nel secondo caso Marcello Manna, Adolfo D’Ambrosio e Massimo D’Ambrosio. Conversazioni che hanno avuto la finalità di irrobustire, secondo l’accusa, il teorema accusatorio sul presunto patto politico-mafioso tra l’allora sindaco di Rende e i due esponenti della famiglia D’Ambrosio.

      Al centro della discussione, la gestione del Palazzetto dello Sport di Rende che nel 2019 era stato oggetto di lavori di riqualificazione. La gestione era tra i “desiderata” di Massimo e Adolfo D’Ambrosio, quest’ultimo uscito di carcere il 13 luglio 2019. Questo, ad onor di cronaca, sarebbe l’aspetto su cui si poggia la presunta corruzione, mentre l’altra questione riguarda la campagna elettorale. Due temi infuocati che hanno surriscaldato il controesame, in particolare quello del militare dell’Arma Sandro Molinaro, di cui daremo conto più avanti.

      Di Puppo (presunto) intermediario di Manna?

      Il primo dato emerso dal controesame è che secondo la Dda Michele Di Puppo, nel 2019, avrebbe agito in qualità di intermediario tra Marcello Manna e i D’Ambrosio. Se n’è parlato in un’intercettazione del 22 maggio 2019, tra alcuni presunti esponenti del “sottogruppo” criminale, operante a Rende, con conversazioni pressoché in italiano, ma con alcune parti trascritte in dialetto. Su questo segmento dibattimentale la difesa di Manna, rappresentato dall’avvocato Nicola Carratelli, ha fatto emergere che tale circostanza non è mai venuta fuori nelle conversazioni tra Munno e Manna. Siamo nella fase del controesame del carabiniere Alfredo Lucanto, un investigatore che conosce bene la “materia Reset”, almeno da quanto si è visto nelle udienze a cui ha partecipato come testimone qualificato.

      Il bar Colibrì

      L’attenzione dell’avvocato Nicola Carratelli si è poi spostata sulla vicenda del bar Colibrì che in un periodo precedente alle intercettazioni era stato gestito dalla moglie di Adolfo D’Ambrosio. Gestione su cui c’è stato in seguito il provvedimento di revoca dell’amministrazione Manna che non ha riguardato però il periodo delle indagini. Si è passati quindi alla posizione di Sandro Perri. Siamo nel mese di aprile 2019, quando i D’Ambrosio iniziano a parlare del sostegno che avrebbero dovuto dare a Munno. Qui secondo la difesa il nome di Manna non compare, così come quando si fa riferimento alle modalità, ovvero della possibilità di fare il voto disgiunto, dando – secondo quanto prospettato dalla difesa – preferenze al candidato alla carica di consigliere comunale Pino Munno ma come futuro sindaco all’avvocato Massimiliano De Rose. Sandro Perri, la cui residenza ha detto Lucanto era stata cambiata nel 2019, ma l’avvocato Giuseppe De Marco al termine dell’udienza ha fatto acquisire il certificato che in realtà la mutazione era avvenuta nel 2016, avrebbe mostrato reticenza nel votare Manna e Munno e sul punto, secondo la Dda, sarebbe intervenuto Massimo D’Ambrosio.

      L’altro sostegno elettorale

      In un ulteriore passaggio del 27 aprile 2019, sempre rispetto a quanto dichiarato da Massimo D’Ambrosio, non si farebbe riferimento a Manna, ma alla coppia Munno-Rausa, anche se l’avvocato Carratelli, richiamando una conversazione con un titolare di autoricambi, negozio situato nella zona di Quattromiglia, ha rilevato che Massimo D’Ambrosio avrebbe fatto il nome di Francesco Midulla, soggetto uscito fuori nella precedenza udienza, ma che ricordiamo non è imputato in “Reset”. Sempre in controesame ci si è focalizzati su una cena, avvenuta il 22 maggio 20219, dove non si discuteva di Manna e nelle conversazioni, ha evidenziato la difesa dell’ex sindaco di Rende, si parlava di Munno. In previsione del turno di ballottaggio invece non ci sono stati colloqui intercettati.

      Palazzetto dello Sport

      Il controesame di Lucanto è entrato nel vivo quando l’avvocato Carratelli ha introdotto la tematica del Palazzetto dello Sport. Il legale ha fatto ricordare al teste la data di uscita dal carcere di Adolfo D’Ambrosio, 13 luglio 2019, chiedendo se Manna si fosse impegnato il 19 luglio a dare il Palazzetto dello Sport a Rende. Per la pg la questione sarebbe questa, descritta poi nel capo d’imputazione, mentre per la difesa non c’è stata alcuna promessa che non si desumerebbe neanche da una conversazione a due tra Massimo D’Ambrosio e Ivan Montualdista, i quali avrebbero riferito su un progetto da presentare a Rende.

      Gara e data in cui sono terminati i lavori di riqualificazione

      In tale contesto si inserisce l’imputato Eugenio Filice che la difesa di Manna ha evidenziato in modo particolare, circoscrivendo i rapporti al fatto che l’avvocato penalista avesse scelto il fisioterapista come punto di riferimento per sottoporsi ad alcune cure. Nelle prime battute, inerenti al fatto che i D’Ambrosio volevano incontrare Manna, Filice non aveva il numero personale dell’ex primo cittadino rendese. Poi si è entrati nel merito, parlando di delibere e tempistiche. La gara per il Palazzetto dello Sport è stata indetta il 30 novembre 2018, l’affidamento alla Tecnoimpianti invece è arrivato a gennaio 2019 e i lavori di riqualificazione sono terminati il 30 dicembre 2020, salvo opere accessorie che sarebbero state realizzate in seguito. In sostanza, la consegna della struttura all’amministrazione Manna è giunta il 3 settembre 2021. E allora l’avvocato Carratelli si è posto la seguente domanda: «Amministrativamente parlando, Manna come poteva prendere impegni se la consegna non era attuale?». Questo è uno degli argomenti difensivi.

      La Rende Serviizi

      Infine, nella parte finale del controesame di Lucanto, l’avvocato Carratelli ha chiesto al teste se era a conoscenza delle finalità delle cooperative di tipo B, come la Rende Servizi, e il militare dell’Arma ha spiegato che ne fanno parte pregiudicati con il fine di riabilitarli. Il tutto si è chiuso con l’assunto dell’investigatore che Manna e Munno temevano di essere intercettati, senza dimenticare che il 14 settembre 2019, Montualdista a Remo Florio avrebbe fatto intendere che ai D’Ambrosio gli avrebbero affidato il Palazzetto dello Sport. «Una considerazione di Montualdista», ha chiosato l’avvocato Carratelli.

      Il Riesame del pm

      Il pm Vito Valerio nel riesame ha fatto specificare alcune cose. In primis, che Massimo D’Ambrosio aveva interessa a sostenere l’elezione di Marcello Manna e Pino Munno, rilevando dalle intercettazioni che «sto portando avanti a Manna e Munno», avrebbe detto il fratello di Adolfo. Ancora in riferimento a Francesco Midulla, la Dda di Catanzaro, attraverso le parole del testimone, ha fatto intendere come non ci siano state evidenze del sostegno concreto dei D’Ambrosio a Midulla, sottolineando invero che Aldo D’Ambrosio, figlio del presunto boss, già al 41 bis per “Vulpes“, era un amico di vecchia data di Midulla e che il presunto apporto elettorale allo stesso, non era condiviso da Massimo D’Ambrosio, zio del ragazzo, il quale sarebbe stato anche rimproverato di aver speso il cognome che porta accanto a quello di Francesco Midulla.

      Qui si è registrato il primo fermento dibattimentale allorquando la pubblica accusa, parlando delle sezioni citate nelle indagini difensive condotte dall’avvocato Gianluca Garritano, ha inteso chiedere se vi siano stati accertamenti anche sulle altre (21, 22 e 33), cosa che nella scorsa udienza era stata negata dal testimone. Le difese lo hanno inteso come una violazione del diritto di difesa che ha costretto il presidente Ciarcia ad intervenire affinché se ne capisse di più. Il pm Valerio ha escluso che vi sia stata una nuova attività integrativa d’indagine, rifacendosi a quanto contenuto nei documenti depositati dall’avvocato Garritano. Dopodiché, riguardo ai rapporti tra Pino Munno e Massimo D’Ambrosio, dai tabulati telefonici si evincerebbe che tutte le chiamate sarebbero state effettuate dal fratello di Adolfo, ad eccezione di una che sarebbe stata ricevuta dall’imputato oggi ancora detenuto. Sul bar Colibrì, la teoria della Dda è che la revoca sia avvenuta in quanto la struttura poteva essere oggetto di un’inchiesta antimafia.

      La difesa di Massimo D’Ambrosio

      Amelia Ferrari, difensore di Massimo D’Ambrosio insieme all’avvocato Valerio Murgano, si è soffermata su una presunta riunione alla quale avrebbero partecipato Munno, Massimo D’Ambrosio, Sandro Perri e una donna allo stato non identificata. «Dove sono andati?» ha chiesto l’avvocato Ferrari, riferendosi alla presunta intenzione dei presenti di recarsi a casa di qualcuno.

      In realtà, secondo la penalista, questa circostanza non è stata dimostrata, e in riferimento alla posizione del suo assistito, ha chiesto e ottenuto di far acquisire questa annotazione dove non sarebbe menzionato il numero esatto di persone né vi sia certezza che abbiano varcato tutti la stessa soglia. Così, sempre l’avvocato Ferrari, facendo una sintesi estremamente significativa ha chiesto al teste: «Ma quindi cosa hanno ottenuto i D’Ambrosio rispetto a quanto gli viene attribuito?». Ed allora si è parlato del fatto che non hanno avuto il Palazzetto dello Sport, non hanno ottenuto un’altra volta la gestione del Bar Colibrì e Aldo Andrea (figlio di Massimo D’Ambrosio) non ha mai lavorato al comune. «Atti intimidatori, denunce, voto di scambio?», insomma per la difesa mancano i riscontri.

      Patitucci libero a dicembre 2019

      Pure l’avvocato Murgano ha incalzato il teste Lucanto, il quale ha affermato che nella fase cruciale della campagna elettorale Francesco Patitucci era libero. In realtà, il boss di Cosenza era in carcere perché detenuto sia per la detenzione della pistola che per l’ordinanza cautelare dell’omicidio di Luca Bruni. Circostanza confermata dagli atti di “Reset“, quando lo stesso Patitucci, intercettato dalla Finanza, auspica che il giudice del processo di secondo grado possa leggersi le carte e assolverlo dal reato gravissimo. Cosa poi è avvenuta il 4 dicembre 2019, giorno in cui la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro lo ha assolto e scarcerato. Ma è un fatto legato anche al processo contro Petrini e Manna. L’appello si terrà a breve.

      L’altro esame dibattimentale

      E veniamo alla parte più tesa dell’udienza odierna coincisa con l’escussione del carabiniere Sandro Molinaro che ha svolto attività integrativa riascoltando le intercettazioni provenienti da “Genesi” e “Malarintha“. Le difese hanno sollevato l’eccezione riguardo il mancato depositato dei decreti autorizzativi che in realtà la Dda ha mostrato dopo una breve pausa.

      Nell’esame condotto dal pubblico ministero Vito Valerio, il teste qualificato ha ripreso il discorso inerente ai D’Ambrosio, i quali erano infastiditi che Francesco Midulla andasse in giro per la città a spendere il nome di Massimo e Adolfo senza che loro condividessero questa cosa. I due fratelli avevano deciso di sostenere la coalizione capeggiata da Manna. Nel corso della deposizione, il militare dell’Arma ha detto che Munno riteneva che Massimo Ciancio comandasse a Rende e di parlare quindi con la sua compagna per avere un sostegno, con l’intermediazione di due avvocati penalisti. Manna, tuttavia, aveva frenato il suo candidato dicendo che non c’era bisogno di fare questo tipo di telefonate perché stavano conducendo una campagna elettorale in maniera lecita, corretta e trasparente. Il dubbio investigativo più rilevante riguarda forse la frase “siamo pieni come un uovo“.

      Per la Dda si tratta della consapevolezza che i due fossero certi di essere intercettati, ma l’interpretazione difensiva è quella di un ampio sostegno che escludeva pertanto ogni condotta oltre i limiti di legge. E ancora, la conversazione proveniente da “Genesi“, dove Manna parlava “vis a vis” in Comune con Massimo D’Ambrosio e Adolfo D’Ambrosio. L’allora sindaco aveva proposto di attivare una pratica di “Resto al Sud” e la struttura che doveva essere consegnata a breve era quella del Palazzetto. Interpretazione che serve per mantenere ferma la teoria accusatoria. Infine, l’abbassamento di voce di Manna sarebbe da ricondurre al fatto che il primo cittadino in quel momento non voleva farsi sentire dalle “cimici“.

      Il nuovo controesame di Carratelli

      L’avvocato Carratelli ha chiesto al teste se era a conoscenza delle condizioni di salute di Marcello Manna alla data del 17 febbraio 2020. «Non so come stava» ha risposto Molinaro. Poi il controesame è stato animato da un primo scambio di battute tra difesa e testimone sul fatto che Massimo D’Ambrosio avesse detto alla moglie di essere stato ricevuto nella stanza di Francesco, il segretario di Manna. Il penalista ha invece domandato se avessero fatto un sopralluogo per rendersi conto che la scrivania di Francesco era in realtà nella stessa stanza del sindaco. Quindi la difesa non ha compreso come questa intercettazione non fosse presente nella discovery di “Malarintha“, visto che il periodo intercettato partiva da aprile 2019 e finiva ad ottobre dello stesso anno. Il teste ha poi dichiarato che la polizia giudiziaria non si è posto il problema sul fatto che Munno volesse contattare la compagna di Ciancio, atteso che il pregiudicato sarebbe intraneo al gruppo D’Ambrosio. Si è lasciato intendere dunque che non c’era bisogno di alcun contatto esterno per avvicinare la donna che poteva avere tanti voti da far confluire nello schieramento in favore di Manna.

      Tensione tra difesa e teste

      Il momento più alto di tensione è arrivato quando l’avvocato Carratelli ha messo sul piatto la questione del Palazzetto dello Sport di Rende sul piano amministrativo, parlando di Dodaro e del rapporto di parentela con Di Puppo. Su questa vicenda c’è stata una pronuncia del Consiglio di Stato, di cui abbiamo dato conto. «Non abbiamo accertato frequentazioni di tipo amicale o altro tra Dodaro e D’Ambrosio» ha chiarito il teste che qualche minuto dopo, sentendosi probabilmente “pressato” dalle domande di Carratelli, ha risposto in malo modo a uno dei decani del foro di Cosenza. «Avvocato, lei è indisponente». Apriti cielo.

      L’avvocato penalista ha alzato i toni, rimproverando al carabiniere di essersi rivolto in maniera poco consona a un professionista che 40 anni conduce la sua attività con rigore e rispetto verso tutti. Il presidente Ciarcia, a questo punto, ha perso la pazienza sospendendo l’udienza per una decina di minuti. La magistrata, volgendo verso la Camera di Consiglio, ha indicato il pm quale responsabile dell’aula e lo stesso magistrato pugliese si è dapprima adoperato per calmare l’avvocato Carratelli e in seconda battuta ha invitato il “suo” testimone a tenere un atteggiamento più sereno. Il tutto si è chiuso a fine udienza con le scuse di Molinaro al tribunale e al penalista. Scuse ovviamente accettate, non prima di aver ascoltato la dura reprimenda della togata Ciarcia che ha ribadito un concetto semplice e chiaro: le domande dell’accusa e della difesa non sono contro la persona escussa ma risultano utili ai fini dell’accertamento della verità processuale.

      Una volta ripreso il controesame, l’avvocato Carratelli ha fatto riferimento alla parola “struttura“, ritenendo che la stessa possa chiarire in realtà il contenuto della conversazione tra Manna e i due D’Ambrosio, durata in tutto quattro minuti. In sostanza, secondo la difesa si deve intendere la realizzazione di un centro estetico, scartando quindi l’ipotesi Palazzetto dello Sport.

      Ancora agitazione in udienza prima del rinvio

      Anche durante le domande poste dall’avvocato Amelia Ferrari a Molinaro, le acque sono state abbastanza agitate. Punto focale il quesito avanzato dal difensore circa le celle o il gps sul presunto incontro avuto tra Massimo D’Ambrosio ed altre persone. Anche in questo caso è intervenuto il presidente Ciarcia chiedendo spiegazioni su alcune affermazioni fatte dal teste di pg. A seguire l’avvocato Murgano che ha ottenuto una risposta pro difensiva circa il fatto che Massimo D’Ambrosio non avrebbe dato ordini di votare qualcuno con modalità tipicamente mafiose. Sulla stessa falsariga il controesame dell’avvocato Gianluca Garritano, secondo cui nel pacchetto di voti che avrebbe portato un soggetto di Rende a Munno non ci sarebbe stata alcuna finalità illecita, ma soltanto un interesse elettorale né tantomeno che Munno ai D’Ambrosio abbia mai parlato di Ciancio. In conclusione, rispondendo alla domanda dell’avvocato Anna Spada, co-difensore di Eugenio Filice, il testimone ha detto di non essere a conoscenza del fatto che i D’Ambrosio erano pazienti del fisioterapista rendese. Nella prossima udienza si affronterà di nuovo il gruppo Porcaro.

      Processo “Reset”, rito ordinario: gli imputati

      • Fabrizio Abate (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Giovanni Abruzzese (difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Antonio Quintieri)
      • Fiore Abbruzzese detto “Ninuzzo” (difeso dagli avvocati Mariarosa Bugliari e Antonio Quintieri)
      • Franco Abbruzzese detto “a Brezza” o “Il Cantante” (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Rosaria Abbruzzese (difesa dagli avvocati Antonio Quintieri e Filippo Cinnante)
      • Giovanni Aloise detto “mussu i ciuccio” (difeso dall’avvocato Gianpiero Calabese)
      • Pierangelo Aloia (difeso dall’avvocato Giulio Tarsitano)
      • Armando Antonucci detto il dottore (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Rosina Arno (difesa dagli avvocati Luca Acciardi e Fiorella Bozzarello)
      • Ariosto Artese (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giorgio Misasi)
      • Rosario Aurello (difeso dall’avvocato Ferruccio Mariani)
      • Danilo Bartucci (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
      • Giuseppe Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Giuseppe Belmonte (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Massimo Benvenuto (difeso dall’avvocato Rosario Carbone)
      • Luigi Berlingieri detto “Faccia d’angelo” (difeso dagli avvocati Nicola Rendace)
      • Antonio Bevilacqua (difeso dall’avvocato Giorgia Greco)
      • Cosimo Bevilacqua (difeso dagli avvocati Maurizio Nucci e Cesare Badolato)
      • Nicola Bevilacqua (difeso dagli avvocati Giampiero Calabrese e Antonio Ingrosso)
      • Agostino Briguori (difeso dagli avvocati Giuseppe Bruno e Sergio Rotundo)
      • Giuseppe Broccolo (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Andrea Bruni (difeso dagli avvocati Luca Acciardi ed Emilia Spadafora)
      • Pasquale Bruni – classe 1979 (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Cristian Cristiano)
      • Pasquale Bruni (difeso dagli avvocati Fiorella Bozzarello)
      • Carmelina Bruniani (difesa dall’avvocato Luca De Munda)
      • Alfredo Bruno (difeso dall’avvocato Francesco Calabrò
      • Ernesto Campanile (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Carmine Caputo (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Damiano Carelli (difeso dall’avvocato Aldo Zagarese ed Enzo Belvedere)
      • Placido Cariello
      • Andrea Carpino (difeso dall’avvocato Maurizio Nucci)
      • Andrea Vincenzo Caruso (difeso dall’avvocato Maurizio Nucci)
      • Francesco Casella (difeso dagli avvocati Vincenzo Guglielmo Belvedere e Fabio Bonofiglio)
      • Michele Castiglione (difeso dagli avvocati Carlo Beltrani e Antonio Quintieri)
      • Andrea Cello (difeso dall’avvocato Francesco Calabrò)
      • Federico Chianello (difeso dall’avvocato Pierfrancesco Russo)
      • Antonio Chiodo (difeso dall’avvocato Domenico Caputo)
      • Massimo Ciancio (difeso dall’avvocato Luca Acciardi e Annamaria Domanico)
      • Giuseppe Cirillo (difeso dall’avvocato Raffaele Rigoli)
      • Antonio Colasuonno (difeso dagli avvocati Chiara Penna) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Cesare Conte (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Antonio Covelli (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Aldo Andrea D’Ambrosio (difeso dall’avvocato Amelia Ferrari)
      • Emma D’Ambrosio (difesa dall’avvocato Amelia Ferrari)
      • Massimo D’Ambrosio (difeso dall’avvocato Amelia Ferrari e Valerio Murgano)
      • Alessio De Cicco (difeso dall’avvocato Francesco Gelsomino)
      • Sergio Del Popolo (difeso dagli avvocati Saverio Spadafora e Antonio Quintieri)
      • Pietro De Mari (difeso dall’avvocato Rossana Cribari)
      • Antonio De Rose (difeso dagli avvocati Raffaele Massimo Greco e Maurizio Nucci)
      • Pasquale De Rose (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Armando De Vuono (difeso dall’avvocato Matteo Cristiani e Giuseppe Filice) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Giovanni Drago (difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo)
      • Patrizia Drago (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Stefania Calabrese)
      • Angelo Falcone (difeso dall’avvocato Pasquale Vaccaro)
      • Umile Ferraro (difeso dall’avvocato Pasqualino Maio)
      • Eugenio Filice (difeso dagli avvocati Franco Sammarco ed Eduardo Florio)
      • Anna FIorillo (difeso dall’avvocato Francesco Santelli)
      • Remo Florio (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Fabrizio Fuoco (difeso dall’avvocato Cristian Cristiano)
      • Giovanni Garofalo (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
      • Rosanna Garofalo (difesa dall’avvocato Laura Gaetano)
      • Mario Gervasi (difeso dall’avvocato Cesare Badolato)
      • Fabio Giannelli (difeso dall’avvocato Osvaldo Rocca) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Fabrizio Gioia (difeso dall’avvocato Matteo Cristiani)
      • Giovanni Grandinetti (difeso dall’avvocato Nicola Rendace)
      • Simone Greco (difeso dall’avvocato Andrea Sarro)
      • Stefano Grosso (difeso dall’avvocato Francesco Vetere)
      • Sergio La Canna (difeso dall’avvocato Giampiero Calabrese)
      • Umile Lanzino (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Fabio Laratta (difeso dall’avvocato Pasquale Marzocchi)
      • Massimiliano Lo Polito (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Silvia Lucanto (difesa dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Antonio Lucà (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Gianluca Maione (difeso dall’avvocato Riccardo Maria Panno)
      • Cosimo Manzo (difeso dagli avvocati Linda Boscaglia e Giuseppe Malvasi) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Marcello Manna (difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza)
      • Francesco Marchiotti (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
      • Stefano Antonio Marigliano (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Roberta Maritato (difesa dall’avvocato Marco Bianco)
      • Andrea Mazzei (difeso dagli avvocati Alessandro Diddi e Sergio Rotundo)
      • Cosimo Manzo
      • Lauretta Mellone (difesa dagli Amelia Ferrari e Erik Siciliano)
      • Giuseppe Midulla (difeso dagli avvocati Cristian Cristiano)
      • Bruno Mollica (difeso dall’avvocato Francesco Febbraio)
      • Giuseppe Mondera (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
      • Francesco Morabito (difeso dagli avvocati Vincenzo Nobile e Domenico Nobile)
      • Alessandro Morrone (difeso dagli avvocati Giuseppe Malvasi e Domenico De Rosa)
      • Filippo Morrone (difeso dall’avvocato Piergiuseppe Cutrì)
      • Pino Munno (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Silvio Orlando (difeso dall’avvocato Pasquale Naccarato)
      • Massimo Palermo (difeso dall’avvocato Vincenzo Saccomanno)
      • Francesco Papara (difeso dall’avvocato Angela D’Elia)
      • Mario Perri (difeso dall’avvocato Giampiero Calabrese)
      • Sandro Perri (difeso dall’avvocato Giuseppe De Marco)
      • Giuseppe Perrone (difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo)
      • Antonio Pignataro (difeso dagli avvocati Marco Bianco e Giuseppe Bruno)
      • Ciro Pignataro (difeso dagli avvocati Marco Bianco e Giuseppe Bruno)
      • Giuseppe Piromallo (difeso dall’avvocato Luca Acciardi)
      • Antonio Carmine Policastri (difeso dall’avvocato Aldo Zagarese)
      • Antonio Presta “Tonino” (difeso dagli avvocati Carlo Esbardo e Franco Locco)
      • Giuseppe Presta (difeso dagli avvocati Lucio Esbardo e Franco Locco) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Domenico Prete (difeso dall’avvocato Rossana Bozzarello)
      • Remo Prete (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Sergio Raimondo (difeso dall’avvocato FIlippo Cinnante)
      • Paolo Recchia (difeso dall’avvocato Francesco Gelsomino)
      • Andrea Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Luca Acciardi)
      • Ines Reda (difesa dagli avvocati Mario Ossequio e Angela Caputo)
      • Francesco Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio ed Enzo Belvedere)
      • Paolo Reda (difeso dagli avvocati Mario Ossequio e Stefania Calabrese)
      • Marcello Rizzuti (difeso dagli avvocati Bruno Bonaro e Pietro Mancuso)
      • Danny Romano (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Massimiliano Rossiello (difeso dall’avvocato Pasquale Vaccaro)
      • Cristian Francesco Ruffolo (difeso dall’avvocato Luca Acciardi) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Rosa Rugiano (difesa dall’avvocato Rodolfo Alfieri)
      • Antonio Russo (difeso dall’avvocato Roberto Deni)
      • Domenico Salerno (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Domenico Sannà (difeso dall’avvocato Giuseppe Bruno)
      • Orlando Scarlato (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano)
      • Salvatore Sesso (difeso dall’avvocato Vincenzo Tridico)
      • Mario Sirangelo (difeso dall’avvocato Fabio Parise)
      • Alessandro Stella (difeso dall’avvocato Domenico Caputo)
      • Francesco Stola (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Cristian Cristiano)
      • Francesco Tassone (difeso dall’avvocato Angelo Pugliese)
      • Francesca Tiralongo (difeso dall’avvocato Giuseppe De Marco)
      • Vittorio Toscano (difeso dall’avvocato Senese) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)
      • Ivan Trinni (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello)
      • Mario Trinni (difeso dagli avvocati Maurizio Nucci e Antonio Spataro)
      • Danilo Turboli (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
      • Francesco Veltri (difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Alessandro Bavaro)
      • Massimo Volpentesta (difeso dall’avvocato Ugo Ledonne)
      • Sandro Vomero (difeso dagli avvocati Lucio Esbardo e Antonio Quintieri)
      • Cristian Vozza (difeso dall’avvocato Mariarosa Bugliari e Filippo Cinnante)
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      Tuffo sugli scogli nel Tirreno cosentino: grave una 17enne

      La giovane è precipitata da alcuni metri e ha riportato un politrauma. Trasferita in elicottero all’Annunziata di Cosenza
      Redazione
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      ultimo saluto

      Omicidio a Lauropoli, domani i funerali di Giuseppe Scorza. Proseguono intanto le indagini

      La comunità si appresta a dare l'ultimo saluto al 36enne ucciso. Domani le esequie a Cassano centro, mentre proseguono gli accertamenti degli inquirenti
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      Tragedia infinita

      Esplosione a Mileto, muore anche la mamma della piccola di 10 anni: Ema lotta tra la vita e la morte

      La donna di 44 anni è deceduta al Centro grandi ustionati di Catania. Pochi giorni fa era morto anche il marito ricoverato a Palermo. La bambina è in condizioni disperate
      Redazione Cronaca
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      Morte di Antonio Perrotta, il Riesame conferma il carcere per Domenico Orsino

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      Grave incidente a Guardia Piemontese, scontro frontale tra due auto: un ferito in codice rosso

      L’impatto si è verificato poco fa sul Tirreno cosentino. Uno dei conducenti avrebbe riportato un politrauma. L’eliambulanza è atterrata allo stadio “Zicarelli” di Fuscaldo per il trasferimento urgente
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      L’inchiesta

      Elezioni a Cologno Monzese e corruzione, coinvolto l’ex consigliere comunale di Briatico Fausto Arena

      Il noto commercialista vibonese nel mirino della Procura di Monza. Il suo nome è legato all’inchiesta “Panta Rei” sugli scandali all’Università di Messina e alle polemiche per la sua surroga in Consiglio dopo l’arresto
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      Amantea, controlli nei locali: tre lavoratori irregolari e sanzioni per oltre 28mila euro

      Verifiche di Carabinieri, Nil e Nas: un titolare denunciato, contestate carenze igieniche. Segnalato alla Prefettura anche un minorenne
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      Le immagini riprendono i disordini nell’area di emergenza. Un medico riportò un trauma cranico; l’Azienda ospedaliera ha denunciato l’accaduto
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      Donna morta a Rossano in uno studio medico, indagate due persone

      Intanto l’esame autoptico è stato fissato per il prossimo due settembre presso il policlinico di Germaneto a Catanzaro. La 68enne avrebbe accusato un malore nei locali presi in affitto da un professionista per effettuare sedute di ozonoterapia
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      Caccia al colombaccio, il Tar revoca la sospensione: preapertura consentita per il 2 settembre

      Il presidente della Prima sezione Ivo Correale ha ritirato il decreto cautelare dopo la rinuncia di Earth alla sospensiva. Resta aperto il ricorso sulla legittimità delle sei giornate previste
      Antonio Alizzi
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      Redazione Cronaca
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      Il dramma di un’anima fragile. Il giovane Fabio ritrovato senza vita a Rende dopo giorni dal malore

      Aveva 49 anni, dopo la scomparsa dei genitori e dell’amico più caro si era progressivamente isolato: il cuore ha ceduto alla vigilia di Ferragosto
      Alessia Principe
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      L’agguato

      Omicidio Scorza a Lauropoli: la calma prima dell'esecuzione e la caccia ai killer. Intanto la comunità sollecita più controlli

      Il 36enne conduceva una vita scandita da abitudini consolidate e si spostava senza particolari precauzioni tra Lauropoli e Cassano. Disposta l'autopsia sulla vittima, mentre Libera e le istituzioni chiedono una risposta unitaria contro la criminalità
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      Cetraro, la Cassazione conferma il carcere per Giuseppe Scornaienchi

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      Terra ferita

      Cassano nella paura dopo l'agguato a Lauropoli, l'appello del sindaco: «Non chiudetevi in casa»

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