Arresti a Cosenza, le regole del “Sistema”: chi non paga la droga viene pestato
Una vastissima rete di pusher per vedere le sostanze stupefacenti e chi non sottostava alla "legge di via Popilia" la pagava caro. Ecco le carte dell'inchiesta
L’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro, nel capitolo che riguarda la famiglia Abbruzzese “Banana”, in realtà, è una prosecuzione dell’indagine “Testa di Serpente“, quella in cui Luigi, Marco e Nicola Abbruzzese, emergono come gruppo criminale. Ed è la prima volta che la Dda di Catanzaro inquadra i fratelli in un certo modo, caricando (senza successo) a Luigi e Marco anche la partecipazione nell’omicidio di Luca Bruni.
Per gli investigatori, che in via Popilia avevano messo cimici, utilizzavano trojan, e avevano telecamere sparse ovunque, gli Abbruzzese avrebbero formato un’associazione a delinquere dedita al narcotraffico, avendo a disposizione una lunga rete di pusher che avrebbe avuto il compito di venderla nell’hinterland cosentino. C’era però qualcuno che non sottostava alle regole del “Sistema”, e cercava di commercializzare la sostanza stupefacente nel Reggino. Evento che, se accadeva, suscitava la rabbia dei presunti associati.
La rete di pusher era ben ramificata a Cosenza. Alcuni, tuttavia, avevano debiti ingenti. Si prendevano la droga, ma non riuscivano a pagarla. Così scattava prima un richiamo, un avvertimento, poi eventualmente il pestaggio. Il traffico di cocaina era (ed è) fondamentale per il gruppo degli “zingari“. Si tratta, a leggere le carte dell’inchiesta coordinata dai pm Vito Valerio e Corrado Cubellotti, di un’entrata illecita redditizia, grazie ai rapporti di parentela (e collaborazione) con gli Abbruzzese di Cassano all’Ionio. Insomma, fiumi di droga che arrivavano nella Sibaritide e che in parte veniva smerciata in riva al Crati.
Come detto, le intercettazioni fotografo un contesto ben differente dalle altre operazioni di polizia giudiziaria. Oggi nelle captazioni eseguite dalla polizia, dai carabinieri e dalla guardia di Finanza, gli indagati parlano quasi apertamente dei loro affari e discutono animatamente di chi non segue le regole. “Gli spacco la testa”, oppure “digli che domani ci penso io”. Sono tra le frasi che vengono usate dai protagonisti del traffico di droga per minacciare coloro i quali non sono puntuali.
Per mettere in piede tale “Sistema” è importante anche avere un controllo del territorio quasi capillare. Ed allora nell’inchiesta troviamo anche chi avverte gli altri “sodali” che nelle vicinanze di via Popilia ci sia la polizia, indicando a volte anche i luoghi dove vengono effettuati i posti di blocco. Tutto viene fatto, dunque, per tutelare l’attività illecita e aumentare i profitti.
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