Recovery verso l'udienza preliminare, chi rischia il processo | NOMI
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È improprio definire Recovery come un processo in corso ma nei fatti è così. Le vicende contenute nella discovery dell’inchiesta sul narcotraffico degli italiani in buona parte sono state già sviscerate nelle udienze di Reset. Il perché è facile da comprendere. Le inchieste Testa di Serpente, Reset e Recovery sono figlie della stessa indagine. Come lo saranno quelle che nasceranno in futuro sulla scorta delle dichiarazioni rese alla Dda di Catanzaro dagli ultimi collaboratori di giustizia, Ivan Barone, Francesco Greco e Gianluca Maestri.
Recovery, lo ricordiamo, è il procedimento penale contro la cosca “Lanzino-Patitucci” di Cosenza. Secondo i pubblici ministeri Vito Valerio, Corrado Cubellotti, Giuseppe Cozzolino e Marialuigia D’Andrea, i magistrati che hanno firmato le richieste di misura cautelare, gli italiani avrebbero costituito un’associazione a delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti avvalendosi di vari gruppi all’interno e all’esterno dell’area urbana cosentina. Il tutto secondo le rigide regole criminali di Francesco Patitucci, capo indiscusso della ‘ndrangheta di Cosenza. D’altronde, nelle dichiarazioni spontanee rese nel processo abbreviato di Reset non ha negato di aver commesso reati per agevolare l’associazione mafiosa che rappresenta, sebbene abbia parlato di “amici” e non di sodali, buona parte dei quali presenti anche in Recovery.
L’inchiesta, venuta a conoscenza dell’opinione pubblica il 14 maggio scorso, ha visto per la prima volta accendere i riflettori investigativi sulla cosca degli italiani rispetto alla grave contestazione del traffico di droga. Attività d’indagine risalenti a prima dell’era Covid che, unitamente alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno formato il fascicolo del pubblico ministero. Così, in attesa della fissazione dell’udienza preliminare di Recovery, la Dda di Catanzaro sembra avere le idee chiare sulla richiesta di rinvio a giudizio.
Solo in un secondo momento, una volta che si avrà il quadro chiaro delle posizioni che sceglieranno il rito abbreviato e il rito ordinario di Recovery, subentrerà il problema di dove svolgere il processo. Ed è qui che si collega la nota ufficiale della presidente della Corte d’Assise di Cosenza, Paola Lucente, la quale, citando nel documento proprio l’inchiesta Recovery, ha chiesto alla Corte d’Appello di Catanzaro di valutare positivamente la celebrazione dei maxi-processi nel tribunale di Cosenza con l’adeguamento delle aule per quanto riguarda microfoni e telefoni.
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