"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
"Reset", estorsioni e politica: focus sul gruppo di Adolfo D'Ambrosio
Nell’inchiesta “Reset” la Dda di Catanzaro individua sette gruppi criminali che farebbero parte della presunta confederazione mafiosa cosentina capeggiata dal boss di Cosenza Francesco Patitucci, noto esponente del clan “Lanzino“. Uno di questi gruppi sarebbe operante a Rende, da sempre. Parliamo del sodalizio che, secondo i pm antimafia, sarebbe diretto da Adolfo D’Ambrosio, condannato in via definitiva in “Twister” e “Vulpes” e in primo grado nell’indagine sul presunto accordo politico-mafioso tra Sandro Principe e la cosca degli italiani. In “Reset“, le forze dell’ordine ritengono che i soggetti legati a Adolfo D’Ambrosio abbiano commesso diversi atti intimidatori a scopo estorsivo. E non solo. Una delle vicende più importanti è quella relativa al voto di scambio in concorso con l’attuale sindaco di Rende Marcello Manna, per la gestione del Palazzetto dello Sport (clicca avanti per continuare a leggere)
I pm di Catanzaro sostengono che Adolfo D’Ambrosio abbia un ruolo fondamentale nella presunta associazione a delinquere di stampo mafioso. «Egli rappresenta l’espressione concreta sul territorio di Rende e Comuni limitrofi della forza di intimidazione dell’associazione, occupandosi di organizzare le principali attività illecite di interesse per il suo gruppo, con particolare riferimento ai delitti di usura, estorsioni, esercizio abusivo del credito, al traffico di sostanze stupefacenti».
Dopo aver scontato la condanna in “Vulpes“, periodo trascorso al 41 bis, Adolfo D’Ambrosio avrebbe organizzato e tenuto «riunioni di ‘ndrangheta per impartire direttive ai sodali sui rapporti da mantenere con gli appartenenti alle altre articolazioni della medesima associazione ed in ordine ai reati da perpetrare sul territorio». Inoltre, sempre secondo la Dda di Catanzaro, D’Ambrosio avrebbe incontrato e affrontato «direttamente le vittime» convocandole «al suo cospetto o che raggiunge egli stesso, al fine di intimorirle o percuoterle». Il boss di Rende, infine avrebbe organizzato anche «attività volte all’approvvigionamento di sostanze stupefacenti
ovvero per la custodia di armi; assicura quindi gli introiti destinati ad implementare
la cassa comune (cosiddetta bacinella) dell’associazione criminale e si occupa del
mantenimento dei carcerati appartenenti all’associazione» (clicca avanti per continuare a leggere)
Il secondo soggetto più importante del gruppo D’Ambrosio, sempre secondo la Dda di Catanzaro, è Massimo D’Ambrosio, fratello di Adolfo. «Nella sua qualità di capo e organizzatore dell’associazione
di ‘ndrangheta di cui al capo 1, nonché “reggente” dell’omonimo gruppo D’Ambrosio fino alla data di scarcerazione del fratello Adolfo – 13.7.2019 -; agisce in assoluta sintonia e comunione di intenti con Adolfo D’Ambrosio, del quale ripropone le direttive e la conduzione delle attività illecite per conto
dell’associazione, dai delitti di usura, alle estorsioni, all’esercizio abusivo del credito, e nelle quali interviene direttamente per incontrare, sollecitare, minacciare le vittime ovvero riscuotere gli ingiusti profitti; così organizza e partecipa alle principali riunioni di ‘ndrangheta; favorisce in prima persona, anche per conto del fratello detenuto, l’ingerenza illecita del suo gruppo criminale nella competizione elettorale di maggio 2019 per l’elezione del sindaco di Rende, a vantaggio del candidato Marcello Manna» (clicca avanti per continuare a leggere)
Ed arriviamo a Ivan Montualdista che “nella sua qualità di partecipe dell’associazione” sarebbe “un
insostituibile intermediario e latore di messaggi e “imbasciate” funzionali a mantenere i rapporti con i referenti delle altre articolazioni dell’associazione ed a porre in essere gli affari illeciti dell’associazione; uomo di fiducia di Adolfo D’Ambrosio e Massimo D’Ambrosio“. Per la Dda di Catanzaro, Ivan Montualdista, nello specifico, «si occupa di porre in essere gli atti intimidatori con modalità tipiche dell’associazione di appartenenza e per conto della stessa pianificate (posizionamento di bottigliette incendiarie e di bossoli dinanzi agli esercizi commerciali e successive telefonate rivolte alle vittime dal
contenuto minatorio); si reca a riscuotere i proventi illeciti dei reati di estorsione, di esercizio abusivo dell’attività finanziaria e di usura dei quali trattiene una quota parte; ancora, mantiene i rapporti, con gli imprenditori compiacenti; si occupa, per conto del gruppo, di porre in essere le trattative nel settore del narcotraffico volte ad ottenere l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti destinate alle piazze di spaccio» (clicca avanti per continuare a leggere)
Nel gruppo D’Ambrosio, oltre ai presunti capi, c’è anche la cosiddetta “manovalanza“. Parliamo di soggetti che metterebbero a disposizione del clan la loro opera per commettere atti intimidatori, tenere rapporti con le forze dell’ordine e spacciare droga. Nel dettaglio, la Dda di Catanzaro ritiene che:
Gli ultimi presunti appartenenti al gruppo mafioso di Adolfo D’Ambrosio sarebbero:
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