'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
'Ndrangheta, la relazione della Dia: «I boss e i clan in provincia di Cosenza»
Il giorno dopo l’addio di Nicola Gratteri, la Direzione Investigativa Antimafia pubblica la relazione del secondo semestre del 2022, illustrando il lavoro svolto soprattutto dalla procura antimafia di Catanzaro, diretta fino a ieri dal magistrato di Gerace, nominato procuratore capo di Napoli.
Nel documento sono state evidenziate la maggior parte delle operazioni investigative che hanno riguardato principalmente la provincia di Cosenza. Indagini antimafia che hanno disarticolato le più potenti cosche di ‘ndrangheta presenti nell’area urbana di Cosenza nonché quelle presenti nella zona della Piana di Sibari. A ciò si aggiungono, non meno importanti delle altre, le inchieste contro la pubblica amministrazione portate avanti dalle procure ordinarie, quali Paola, Cosenza (“Malarintha” su tutte, visto che interessava il comune di Rende) e Castrovillari, con filoni investigativi che hanno acceso i riflettori anche sulle presunte truffe al sistema sanitario nazionale ((clicca su avanti per leggere la relazione della Dia sull’operazione “Reset” a Cosenza, Rende e Roggiano Gravina)
Gli investigatori antimafia scrivono: «La provincia bruzia risente della presenza di talune organizzazioni mafiose che agiscono in un contesto ormai consolidato e in rapporto d’equilibrio tra loro. Le cosche locali, storicamente legate alle famiglie del reggino, del vibonese e del crotonese, hanno anche ampliato le capacità di “penetrazione ambientale” nel tessuto socio-economico cosentino. A Cosenza e nel suo hinterland (principalmente a Rende e Roggiano Gravina) è stata accertata la presenza di più cosche mafiose – dedite in prevalenza alle estorsioni, alla gestione del traffico di stupefacenti nonché all’usura e alle rapine – le quali, in base agli esiti dell’inchiesta “Reset” conclusa dalla Guardia di finanza e dalla Polizia di Stato il 1° settembre 2022, risultano far capo ad una “confederazione” composta da sette diverse articolazioni ‘ndranghetiste che manterrebbero un sostanziale ed unitario assetto strutturale» (clicca su avanti per leggere i nomi dei clan di Cosenza)
I« 7 gruppi sarebbero quello dei Patitucci e dei Porcaro, dei D’Ambrosio, degli zingari-Abbruzzese e de “gli altri zingari” tutti operanti nel Comune di Cosenza. Il gruppo Presta agirebbe invece nel territorio del Comune di Roggiano Gravina e quello dei Di Puppo a Rende. All’esito della menzionata inchiesta “Reset”, l’11 novembre 2022 il Prefetto di Cosenza ha emesso un decreto di sospensione degli amministratori locali di un Comune della provincia» si legge nella relazione.
«L’11 novembre 2022, i Carabinieri e la Guardia di finanza di Cosenza, nell’ambito dell’operazione “Malarintha”, hanno tratto in arresto 3 persone ritenute responsabili a vario titolo di corruzione, peculato, turbata libertà di incanti, inadempimenti di contratti in pubbliche forniture, frode nelle pubbliche forniture, falsità in atti commessa da pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio» (clicca su avanti per leggere i dettagli sulla cosca Muto di Cetraro)
«Il 15 settembre 2022, i Carabinieri di Scalea e Paola hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia in carcere77 emessa a carico di 5 soggetti ritenuti appartenenti alla cosca Muto di Cetraro ed accusati di tentato omicidio, lesioni personali ed estorsione in concorso, con l’aggravante del metodo mafioso, detenzione e porto abusivo di arma comune da sparo, nonché di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Il 3 ottobre 2022, i Carabinieri di Scalea hanno tratto in arresto un latitante di spicco della cosca Muto, operante a Cetraro e nei Comuni limitrofi, dovendo espiare una pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso» (clicca su avanti per leggere la relazione della Dia su Fuscaldo, San Lucido Amantea e Paola)
«A Fuscaldo sarebbe operativo il gruppo Tundis contrapposto alla cosca Scofano-Martello-Ditto-La Rosa. Ad Amantea invece risulterebbe la presenza di due gruppi criminali distinti: da un lato i Gentile-Guido-Africano e, dall’altro, i Besaldo che manterrebbero rapporti di non belligeranza solo ai fini del perseguimento dei reciproci interessi illeciti. A San Lucido risulterebbero attive le cosche Calabria e Tundis, mentre a Paola opererebbe la cosca dei Serpa, contrapposta a quella Scofano-Martello-Ditto-La Rosa”» (clicca su avanti per leggere la relazione della Dia su Corigliano Rossano, Cassano, Campana e Mandatoriccio)
«Il Comune di Corigliano Rossano, divenuto il terzo Comune della Calabria per numero di abitanti, continuerebbe ad essere interessato da molteplici dinamiche criminali ricomprese nelle originarie due aree urbane. Corigliano sarebbe sotto l’influenza criminale delle contrapposte famiglie dei Barilari e dei Conocchia. I Barilari avrebbero stretto alleanze sia con la famiglia Acri di Rossano, sia con la cosca degli zingari–Abbruzzese attiva a Cassano allo Jonio. I Conocchia invece, già affiliata alla vecchia famiglia Carelli, risulta avere legami con cosche reggine. Nell’area di Rossano opera la cosca Acri-Morfò, le cui attività criminali prevalenti sono le estorsioni, il traffico e lo spaccio di stupefacenti, la gestione e il controllo di appalti pubblici ed il riciclaggio con reinvestimenti nella torrefazione e prodotti derivati, nei servizi di vigilanza, nella distribuzione di prodotti da forno e di altri generi alimentari, nel noleggio di videogiochi anche di genere illecito».
«Nell’area dei Comuni di Campana e Mandatoriccio. come è emerso già dall’operazione del gennaio 2018 denominata “Stige”, opererebbe un gruppo criminale gestito dalla famiglia Santoro (subordinato alla cosca cirotana Farao-Marincola) prevalentemente dedito ad estorsioni e spaccio di stupefacenti, pascolo abusivo, taglio di boschi, furti di bestiame e occupazione di terreni con reinvestimenti nei settori dell’agricoltura e del commercio» (clicca su avanti per leggere la relazione della Dia su Altomonte)
«Ad Altomonte – scrive la Dia nella relazione semestrale – opererebbe il sodalizio criminale denominato Magliari, dedito alle estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori del luogo e al traffico di stupefacenti. Il predetto sodalizio mantiene anche rapporti di affiliazione con il locale Farao-Marincola di Cirò (KR), nonché con i Forastefano di Cassano all’Ionio. A Cassano All’Ionio insisterebbero due importanti consorterie criminali, tra le più pericolose e agguerrite della provincia di Cosenza: quella degli zingari, riconducibile alla famiglia Abbruzzese attiva tra Cassano all’Ionio e Cosenza, e quella dei Forastefano. I due clan, dopo un periodo conflittuale, si sono riavvicinati e risulterebbero ora alleati nel traffico di stupefacenti e delle estorsioni» scrive la Dia (clicca su avanti per leggere la relazione della Dia sugli omicidi Martello e Maiorano)
«Il 20 luglio 2022, a Paola, Roma, Cagliari ed in Svizzera, i Carabinieri di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Catanzaro, traendo in arresto 4 persone per un duplice omicidio doloso, aggravato dal movente mafioso. L’agguato mortale sarebbe stato pianificato per eliminare un pluripregiudicato locale, erroneamente scambiato per una delle due persone decedute» (clicca su avanti per leggere la relazione della Dia sull’altra indagine su Corigliano Rossano)
«Il 6 dicembre 2022, a Corigliano Rossano, Palmi ed Imperia, i Carabinieri hanno arrestato 9 affiliati alla cosca Barilari responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di omicidi, ricettazione, detenzione illegale di armi e di sostanze stupefacenti. L’operazione, disvelando le dinamiche criminali nel territorio di Corigliano Rossano, “…ha delineato uno spaccato allarmante della realtà delinquenziale nei territori di Corigliano e Rossano. Gli investigatori hanno puntato un focus sugli assetti criminali nel settore del narcotraffico e sulle dinamiche di controllo del territorio in cui sono risultati protagonisti una serie di soggetti ritenuti responsabili di una gravissima sequenza di reati”» conclude la Direzione Investigativa Antimafia.
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